PresentazioneLo Sportello documenti e tutele gestito da l'Altro diritto è attivo dall'inizio del 2004 presso il NCP di Sollicciano con il Patrocinio dell'Assessorato alle Politiche Sociali - Area Carcere della Provincia di Firenze. La funzione principale dello Sportello è garantire l'accesso ai diritti sociali e di cittadinanza permettendo ai soggetto reclusi di poter usufruire di quei servizi pubblici (come il rilascio del codice fiscale, la carta d'identità e altri documenti) e benefici previdenziali (come indennità di disoccupazione, assegni familiari, pensione, ecc.). l'obiettivo è quello di alleviare la condizione di povertà e morte civile in cui la gran parte dei detenuti è costretta. La gran parte dei soggetti detenuti ed ex-detenuti vive infatti in condizioni economiche spesso al di sotto della soglia di povertà. A causa sovraffollemento delle carceri l'accesso al lavoro intramurario è limitato solo ad una piccola parte della popolazione detenuta (nel carcere di Sollicciano si tratta di circa 1/3), la quale riesce appena a sopperire ai bisogni economici primari. La carcerazione, ma sempre più spesso anche l'applicazione di una misura alternativa, ha come drammatica conseguenza l'esclusione dal tessuto sociale e lavorativo. L'impoverimento riguarda non solo il detenuto o l'affidato ma anche la sua famiglia, privata del sostegno economico del familiare recluso che in molti casi è l'unico produttore di reddito. L'esclusione dal mondo lavorativo e produttivo che ne deriva può diventare irreversibile se non ammortizzata con gli interventi assistenziali e previdenziali previsti dal nostro welfare. La concessione degli assegni familiari, dell'indennità di disoccupazione, della pensione d'invalidità o di anzianità possono diventare infatti strumenti essenziali per mantenere tali categorie di soggetti più deboli al di sopra della soglia di povertà. Purtroppo però la maggior parte dei soggetti ex-detenuti, detenuti e di coloro che si trovano in esecuzione di una misura alternativa alla detenzione, si trova spesso a dover fronteggiare ostacoli burocratici che rallentano e spesso impediscono l'accesso a diritti e servizi. Da un lato la scarsa informazione e dall'altro gli oggettivi impedimenti derivanti dal trovarsi in una situazione di solo parziale disponibilità della propria libertà, impediscono di fatto l'accesso a servizi ritenuti "normali" per qualsiasi cittadino. Se a ciò si aggiunge la scarsa elasticità delle amministrazioni pubbliche che, per eccesso di zelo o per mera diffidenza, aggiungono ulteriori oneri proprio a tali soggetti che si trovano in condizioni svantaggiate, si ha un sommario quadro del difficile contesto in cui dovrebbe realizzarsi un percorso di reinserimento. Particolarmente drammatica è la situazione dei detenuti extracomunitari che si trovano in carcere o in misura alternativa esterna. Il numero dei migranti nelle carceri italiane sta aumentando rapidamente: nelle carceri delle grandi città si arriva a percentuali che spesso superano il 50% dei detenuti. Questo aumento avviene a dispetto di tutti i tentativi (vedi espulsione come pena alternativa introdotta dalla Bossi-Fini) di espellere i migranti soggetti a pena. Questo andamento non è sorprendente dato che la stessa Bossi-Fini, sanzionando penalmente la violazione dell'ordine ad allontanarsi dal territorio e prevedendo l'arresto in flagranza per chi si trova in violazione di un tale ordine sul territorio dello Stato, configura il carcere come un evento normale per coloro che sono costretti dalla stessa legge (data l'assoluta implausibilità ed inumanità sia della stipulazione di un contratto di lavoro a distanza che dell'idea di un radicamento sul territorio italiano limitato al periodo di lavoro) a vivere da "clandestini". |
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