IntroduzioneIl termine "manicomio" deriva dal greco: "manía" significa pazzia e "komêin" vuol dire curare. Dal significato del termine, quindi, si deduce che il manicomio sia un istituto preposto al ricovero dei malati di mente. Il termine include genericamente e nel linguaggio familiare i due diversi concetti di ospedale psichiatrico, o casa di cura per malattie mentali, e di quello che un tempo si definiva manicomio giudiziario, ora detto ospedale psichiatrico giudiziario. Nati per rispondere ad un bisogno di accoglienza e trattamento medico di soggetti detenuti con indubbia presenza di malattia psichica e di difficile gestione in istituti penitenziari, gli OPG hanno mantenuto l'organizzazione penitenziaria, subendone nel tempo i flussi, e riflussi, culturali e organizzativi derivanti dal mutevole volere socio-politico in tema di trattamento della devianza carceraria e della delinquenza. Da secoli il tema della follia ha sempre ispirato sentimenti contrastanti di fascino e di disprezzo. Oggi, finalmente, sentendo parlare di continuità tra salute e malattia, di stabilità degli interventi sul territorio, di interazione tra pazienti in cura e cittadini, ci si accorge che sta cominciando faticosamente a diffondersi nella mentalità e nella sensibilità, non solo degli esperti, ma anche della gente comune, una cultura di partecipazione, basata sulla volontà di reintegrare nel tessuto collettivo quella "marginalità" da sempre considerata tra le più problematiche e le più "pericolose" per la società. Per quanto i progressi e i segnali di cambiamento di cultura siano incoraggianti, la strada da percorrere in questa direzione si è dimostrata alquanto accidentata e densa di difficoltà: l'obiettivo di questo studio consistite proprio nel verificare quali siano stati i passaggi cruciali di questo faticoso cammino verso una "riabilitazione" della follia in termini di riconoscimento della sua dignità umana e civile. Occorre premettere che occuparsi di salute mentale, in Italia, significa avere a che fare con una realtà estremamente sfuggente, confusa e spesso troppo compromessa per prestarsi ad una trattazione semplice e lineare. Per quanto sia di centrale importanza per tutto il sistema sanitario sia pubblico che privato, il settore relativo all'assistenza psichiatrica rimane uno dei più trascurati sotto il profilo organizzativo e amministrativo e, al contempo, uno dei meno studiati sotto il profilo della ricerca sociale e dell'osservazione epidemiologica. In questo senso, il lavoro proposto nella presente tesi, prende le mosse dall'analisi della complessa realtà sottesa alla gestione del disturbo psichico di soggetti autori di reato, attraverso tutti i suoi aspetti culturali, sociali, medici, tecnici e politici, al fine di verificarne lo stato dei lavori, gli sviluppi operativi, le proposte legislative, i problemi attuali e le prospettive future. I capitoli che seguono cercano di affrontare il tema della storia e della riforma psichiatrica sotto diversi profili: da quello storico-culturale a quello giuridico, da quello politico-istituzionale a quello socio-sanitario, al fine di ricostruire un quadro il più che possibile organico e coerente intorno al sistema di salute mentale nel nostro paese. Naturalmente ognuna di queste realtà non si presenta del tutto a sé stante e isolata da altri fattori, ma anzi dimostra di avere diversi legami con dimensioni più o meno diversificate che interagiscono su più piani: da quello storico-culturale a quello giuridico-amministrativo, da quello politico-istituzionale a quello socio-sanitario, da quello di ricerca scientifica a quello di analisi del contenuto. Partendo da una ricostruzione antropologica della storia della follia che attraverso i secoli cerca di analizzare i vari tipi di interpretazione dati alla sfera dell'insensatezza e dell'alienazione, si approda alla trattazione della malattia mentale in tutte le sue accezioni, da disturbo psichico a disagio sociale, attorno alla quale si è sviluppato il dibattito parlamentare sulla riforma psichiatrica. Nel primo capitolo ci occuperemo degli aspetti storici e normativi dell'OPG, ripercorrendone la storia dalle origini, in particolare nel nostro paese, analizzando in primo luogo i presupposti filosofici che ne hanno determinato l'istituzione, e in secondo luogo, la disciplina normativa nei diversi codici italiani, in particolare nel codice Zanardelli e nel codice Rocco. In particolare, del codice Rocco verranno analizzati due aspetti fondamentali: uno relativo al tema dell'imputabilità e responsabilità, l'altro relativo alla concezione del manicomio giudiziario come misura di sicurezza. Successivamente, saranno ripercorse le trasformazioni giuridiche e amministrative degli OPG dagli anni '70 ad oggi: le innovazioni legislative e giurisprudenziali prima del 1975 e quelle apportate dalla Legge 354 del 1975 (Ordinamento Penitenziario), la quale, oltre a modificare la dicitura "manicomio giudiziario" in "ospedale psichiatrico giudiziario"(art. 62), ha introdotto interessanti innovazioni alla disciplina previgente, in particolare, istituendo le misure alternative alla detenzione e potenziando notevolmente il ruolo della Magistratura di Sorveglianza; parallelamente verranno analizzate alcune norme del vecchio regolamento di esecuzione (DPR 431/1976). Inoltre, verranno discussi gli effetti prodotti dalle Leggi 180, cosiddetta "Legge Basaglia", dalla quale prende avvio il processo di "deistituzionalizzazione" dell'OPG", e 833 del 1978, legge istitutiva del SSN, la quale, recependo i contenuti della 180, accolse le norme di argomento psichiatrico inserendole nel contesto più ampio dell'intervento sanitario pubblico ed eliminando ogni differenziazione tra patologia psichiatrica e patologia generale. Verrà inoltre analizzata la giurisprudenza degli anni '80, in particolare la sentenza della Corte Costituzionale n. 139 del 27.7.1982 con la quale la Corte ha affermato l'incostituzionalità della presunzione assoluta di durata della pericolosità sociale prevista dell'art. 222 c.p. nella parte in cui affermava l'obbligo di applicare sempre la misura di sicurezza, dichiarando obbligatorio il nuovo accertamento della preesistente pericolosità sociale nel momento dell'applicazione della misura. Verranno, inoltre, analizzate le innovazioni proposte nel Progetto di Legge "Grossi", in particolare quella relativa all'abolizione del concetto di non-imputabilità. Successivamente, ci occuperemo delle innovazioni introdotte dalla Legge Gozzini, la quale ha abolito tutte le presunzioni di pericolosità previste dal codice penale, sia quelle di pericolosità qualificata (abitualità, professionalità, tendenza a delinquere), sia le presunzioni nei confronti dei portatori di vizio totale o parziale di mente. Analizzeremo, inoltre, la novità più significativa introdotta dall'entrata in vigore del nuovo codice di procedura penale del 1989 che, seguendo l'indirizzo della Corte Costituzionale, ha sancito la soppressione della presunzione di pericolosità e di durata: oggi, infatti, la misura di sicurezza è applicata sulla base di una valutazione discrezionale del magistrato di sorveglianza, in riferimento al momento in cui le deve essere data esecuzione, e revocabile in qualsiasi momento. Sempre nel corso del primo capitolo, ci occuperemo dell'analisi della popolazione reclusa in Ospedale psichiatrico giudiziario, distinta per categorie giuridiche, e si confronterà l'evoluzione del sistema normativo italiano relativo agli OPG rispetto a quello degli altri paesi europei, evidenziandone le analogie e le distinzioni. Per quanto riguarda le innovazioni più recenti, sarà trattato il tema della separazione del sistema sanitario penitenziario da quello nazionale e del progetto sperimentale di unificazione del sistema sanitario proposto dal Decreto legislativo n. 230 del 1999, attraverso il quale, sancendo il passaggio del personale e delle risorse al SSN, si dà avvio a un periodo di sperimentazione in tre Regioni (Toscana, Lazio e Lombardia) durante il quale le ASL provvederanno alla gestione dell'assistenza sanitaria, restando invariati il regime giuridico del personale sanitario e le strutture in proprietà dell'Amministrazione penitenziaria. Discuteremo degli scarsi risultati del Decreto e del processo di "sanitarizzazione" avviatosi a livello amministrativo nei diversi istituti, nonchè di alcune norme chiave del nuovo regolamento del sistema carcerario (D.P.R. 230/2000), il quale ha attribuito all'esigenza di un trattamento sanitario individuale e di strumenti di cura efficienti un ruolo prioritario rispetto a quella di mera custodia. Al termine del capitolo ci occuperemo della più recente giurisprudenza della Corte Costituzionale che, con la sentenza del 18 Luglio 2003, n. 235, ha sancito il principio secondo il quale, ove in concreto la misura coercitiva del ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario si riveli tale da arrecare presumibilmente un danno alla salute psichica dell'infermo, non può essere considerata giustificata e deve essere sostituita con il ricovero in comunità terapeutiche o con la libertà vigilata. Nel secondo capitolo, l'attenzione verrà focalizzata sull'OPG di Montelupo Fiorentino: in particolare, in tale sede, verrà ripercorsa la storia della villa medicea dell'Ambrogiana, dalle origini, fino alla trasformazione in prigione psichiatrica, passando in proprietà alle più importanti famiglie nobili fiorentine; inoltre, si descriveranno le trasformazioni subite dagli edifici che compongono la villa per adattarsi all'esigenza di divenire il secondo manicomio criminale italiano, a partire dal 1886. Nel corso del capitolo si tratterà inoltre dell'organizzazione dell'istituto di Montelupo e delle caratteristiche della popolazione nel primo decennio di attività 1886-1896: in particolare verranno riportati i dati relativi alle nuove entrate in istituto e ai trasferimenti, all'età, alla provenienza, alla condizione sociale, alla professione, al grado di istruzione, ai reati commessi, alle amnistie ed indulti di cui gli internati hanno potuto beneficiare, al motivo di uscita e alla destinazione al momento della dimissione. Inoltre, analizzeremo le cure e i trattamenti di quell'epoca. Per offrire uno spaccato della vita condotta in quel tempo all'interno dell'istituto verrà ricostruita, attraverso alcuni documenti reperiti presso l'archivio dell'OPG, la storia di Pietro Acciarito, personaggio dei primi del Novecento, vissuto per quasi 40 anni internato a Montelupo. La situazione all'interno dell'istituto di Montelupo sarà successivamente confrontata con quella attuale, ripercorrendo la trasformazioni che questo ha subito durante il secolo scorso: per quanto riguarda la situazione odierna, verranno riportati i dati relativi all'attuale popolazione dell'OPG, inerenti l'età, la provenienza, il grado d'istruzione, lo stato civile, la durata della permanenza e i disturbi psichici presentati. Il taglio dato alla ricerca non risulta di carattere puramente storico-teorico, visto che non sono stati trascurati fattori di natura statistica ed empirica, il cui studio richiede un insieme di strumentazioni e dati censimentari, oggi disponibili grazie alla ricerca relativa ai dati riguardanti la popolazione degli OPG italiani, prodotta nel 2002 dall'ufficio studi e ricerche del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, curata e presentata dallo psichiatra Vittorino Andreoli. Verranno inoltre messe a confronto le esperienze di alcuni internati a Montelupo e verrà descritta particolareggiatamente la struttura interna dell'istituto, analizzando gli aspetti sostanziali delle modalità di gestione giuridica e sanitaria e di impiego del personale sanitario e di custodia, focalizzando l'attenzione sugli strumenti di "sanitarizzazione" adottati in particolare a Montelupo e sulle modalità di somministrazione di cure e trattamenti. Nel terzo capitolo, invece, sarà affrontato il tema delle attività di reinserimento organizzate presso l'OPG di Montelupo, partendo, innanzitutto dall'analisi dei principi generali e della normativa vigente, proseguendo con la descrizione delle modalità di organizzazione delle attività intramurarie (scolastiche, lavorative e culturali) e di trattamento esterno (lavorative, concessione di licenze orarie e giornaliere, attività svolte grazie al volontariato, licenza finale d'esperimento, ruolo dei servizi psichiatrici territoriali). Sarà affrontato anche il problema dell'individuazione della sede più idonea al reinserimento, ponendo l'attenzione sulle difficoltà di rientro in famiglia e sulle modalità di organizzazione e gestione di residenze autonome e comunità terapeutiche. Nel quarto e ultimo capitolo, verrà affrontato il tema generale dell'incertezza del futuro degli OPG, focalizzando l'attenzione sull'inadeguatezza dei precedenti normativi e sull'esigenza di apportare significative riforme alla disciplina attuale: a tale proposito, verranno analizzate nel dettaglio le proposte di legge Riz, Corleone, e Toscana/Emilia-Romagna, cercando di evidenziare di ognuna aspetti condivisibili e difetti, anche attraverso la ricostruzione e il confronto delle diverse esperienze ed opinioni dei direttori degli istituti di Trieste, Aversa e Montelupo e delle diverse testimonianze raccolte in merito alle molteplici dinamiche relative al trattamento terapeutico della malattia mentale e all'assistenza sanitaria in ambito psichiatrico: educatrici, magistrati di sorveglianza, agenti di custodia, internati, assistenti sociali, volontari. Le osservazioni critiche scaturite da tali interviste hanno offerto un quadro assai composito di opinioni intorno al concetto di follia, mostrando quanto la materia dibattuta sia controversa. In particolare, attraverso la testimonianza del Dr. Scarpa, direttore dell'OPG di Montelupo, sarà affrontato il tema relativo alle prospettive di "Sanitarizzazione" e "Regionalizzazione" degli istituti. A tale proposito, al termine del quarto capitolo e nelle conclusioni alla presente tesi, si cercherà di enucleare gli interventi auspicabili per il compimento del processo di superamento della vecchia concezione dell'Ospedale psichiatrico giudiziario: tale argomento è stato trattato all'OPG di Montelupo Fiorentino, durante il convegno "Psichiatria slegata. L'ospedale psichiatrico giudiziario tra custodia e percorsi di salute," organizzato dalla Regione, dal Ministero della giustizia e dal Comune di Montelupo, nel maggio di quest'anno, convegno che ha rappresentato un momento di apertura della struttura OPG verso l'esterno, segno evidente della necessità di superamento dell'alienazione e dell'isolamento che caratterizza la condizione degli internati |
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