L'altro diritto Centro di documentazione su carcere, devianza e marginalità

Appendice

Provvedimento di trattenimento presso il centro di permanenza temporanea

(fac simile) (1)

IL QUESTORE DELLA PROVINCIA DI_____________________

ESAMINATI gli atti dai quali si rileva che (cognome e nome), nato/a il (data di nascita), di nazionalità (nazionalità), è stato/a rintracciato/a in data odierna da personale del (ufficio che lo ha accompagnato);

CONSIDERATO che il/la predetto/a risulta espulso/a dal territorio dello stato, giusto decreto di espulsione del Prefetto di (luogo Autorità che lo ha espulso), emesso in data (data provvedimento) e notificato allo/alla straniero/a in data (data notifica espulsione);

RILEVATO che alla data odierna non è possibile dare esecuzione all'espulsione in quanto:

  1. occorre procedere al soccorso dello/a straniero/a; (si-no)
  2. occorre procedere ad accertamenti supplementari in ordine alla sua identità o nazionalità, ovvero all'acquisizione di documento per il viaggio; (si-no)
  3. è indisponibile un vettore o altro mezzo di trasporto idoneo; (si-no)

(condizioni indicate nell'art. 14 D.lvo. nº 286 del 25/07/98)

DISPONE

Che lo/la straniero/a sopra generalizzato/a sia trattenuto/a presso il Centro di Permanenza Temporanea e Assistenza sito in _________________________________.

Il Questore provvede a richiedere la convalida del presente atto entro 48 ore dalla notifica al giudice di_________________ che decide entro le 48 ore successive.

Avverso il decreto di convalida è proponibile ricorso per Cassazione. Il ricorso non sospende l'esecuzione della misura.

_______________lì__________________

IL QUESTORE DELLA PROVINCIA DI__________________________


Ministero dell'Interno - Direzione generale dei servizi civili
Circolare del 30 agosto 2000

Prot. n. 3435/50; Roma, 30 agosto 2000

Ai Sigg.ri Prefetti della Repubblica LORO SEDI
 Al Sig. Commissario del Governo per la Provincia di TRENTO
 Al Sig. Commissario del Governo per la Provincia di BOLZANO
 Al Sig. Presidente della Giunta Regionale Della Valle d'Aosta AOSTA

e, p.c. Alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Dipartimento per gli Affari Sociali ROMA
 Al Sig. Sottosegretario di Stato Sen. Brutti SEDE
 Al Sig. Sottosegretario di Stato On. Di Nardo SEDE
 Al Sig. Capo della Polizia Direttore Generale della Pubblica Sicurezza SEDE

OGGETTO: Direttiva generale in materia di Centri di Permanenza Temporanea ed assistenza ai sensi dell'articolo 22, comma i del D.P.R. 31 agosto 1999, n. 394.

PREMESSA

Con la presente direttiva, al fine dì assicurare la rispondenza delle modalità di trattenimento nei Centri in oggetto alle finalità di necessaria assistenza ed al pieno rispetto della dignità degli stranieri trattenuti (art. 14, secondo comma del d.lgs. n.286/98), vengonO fissati gli obiettivi da perseguire nella individuazione delle strutture da adibire a Centri di permanenza temporanea e assistenza, nonché i principi che ne devono regolare l'attività di gestione.

CRITERI GENERALI RELATIVI ALLA SALVAGUARDIA DEI LIVELLI DI SICUREZZA E AGLI ASPETTI STRUTTURALI

Nella ricerca delle aree e degli immobili da destinare a centri di permanenza temporanea ed assistenza, è necessario tener conto ed assicurare strutture in grado di contemperare esigenze tra loro diverse, ma egualmente meritevoli di considerazione. In particolare occorre una pianificazione territoriale delle strutture che tenga conto della localizzazione degli sbarchi, assicurare il rispetto dell'impatto ambientale conseguente alla nuova destinazione degli immobili, ed uno standard di efficienza delle strutture rispetto ai fini di che trattasi. Con riguardo a tale ultimo profilo la scelta dovrà ricadere su edifici in grado di assicurare una netta separazione tra un settore concepito in modo tale da consentire tutti i necessari controlli di sicurezza prima dell'immissione all'interno, e tutti gli altri destinati specificamente:

  1. ad uffici di direzione del Centro ed attività connesse, quali gli uffici di accettazione degli stranieri, quelli destinati ai servizi infermieristici e sale colloquio;
  2. alloggi destinati agli stranieri, con camere in grado di assicurare un comfort compatibile con la dignità della persona e delle sue esigenze fondamentali;
  3. ambienti destinati alla socializzazione e alla vita in comune. Va inoltre assicurata e garantita la sicurezza antincendio e la gestione delle emergenze, sia prevenendo la possibilità del loro verificarsi, sia assicurando l'immediato e pronto intervento degli addetti al fine di scongiurare ogni pericolo per l'incolumità dei singoli e la riserva dei luoghi.

ASPETTI DI SICUREZZA CONNESSI AL TRATTENIMENTO

Le strutture dovranno dotarsi di strumenti di sicurezza che pur garantendo il non allontanamento degli stranieri, non comportino alcun ulteriore affievolimento dei diritti della persona trattenuta, fatte salve ovviamente le esigenze di ordine collettivo sia di convivenza che di sicurezza. La predisposizione di ulteriori sezioni di contenimento all'interno del complesso dovrà pertanto essere valutata ai soli fini della sicurezza degli ospiti e di quello degli operatori. La separazione dei reparti uomini-donne dovrà essere garantita nelle ore notturne ma non durante il giorno, fatte salve comprovate necessità al riguardo.

GESTIONE DEL CENTRO

  1. Modalità di trattenimento

    Il trattenimento all'interno del Centro deve essere conforme al rispetto della dignità della persona ed improntato ad assoluta imparzialità ed assenza. di discriminazioni di ogni genere. Il compito di garantire "...le misure occorrenti per la sicurezza e l'ordine pubblico nel centro..." è di competenza del Questore, e del personale delle forze dell'ordine che deve provvedere alla vigilanza esterna della struttura e deve intervenire all'interno in caso di necessità. Alle stesse forze dell'ordine compete, inoltre, la gestione amministrativa della posizione dello straniero nonché il loro accompagnamento presso gli uffici giudiziari e consolari. Nell'esercizio ditali compiti le forze dell'ordine possono richiedere la collaborazione dell'ente gestore del centro che è tenuto a fornirla (art.21 comma 9 D.P.R.394/99).

  2. Convenzioni per l'espletamento delle relative attività

    In conformità a quanto previsto dall'art.22, comma 1, del D.P.R. n. 394/99 è consentita ed auspicabile la gestione del centro tramite stipula di convenzioni con enti locali o con soggetti pubblici o privati. In quest'ultimo caso, la scelta del gestore avverrà a seguito di procedura ad evidenza pubblica.

    L'Ente gestore dovrà assicurare l'organizzazione della struttura anche sotto l'aspetto della responsabilità generale sull'andamento complessivo degli interventi attuati. In un'ottica di trasparenza, di maggiore specializzazione e di pluralità degli interventi, l'Ente gestore può avvalersi dell'attività di associazioni di volontariato, cooperative di solidarietà o altri Enti che possano fornire i servizi aggiuntivi attraverso i quali si possa concretamente realizzare una piena garanzia del rispetto della persona trattenuta.

  3. Regolamento interno

    Per disciplinare l'attività all'interno della struttura, sarà elaborato un regolamento interno che dovrà indicare preliminarmente le attività connesse al trattenimento, all'assistenza sanitaria, ai servizi alla persona. Tale regolamento, unitamente alla "Carta dei diritti e dei doveri" per il trattenimento della persona ospitata, dovranno essere consegnati nelle loro parti essenziali allo straniero, al momento del suo ingresso nel Centro. Allo scopo di assicurare la libertà di corrispondenza, anche telefonica, questo Dicastero in attuazione dell'art. 21, comma 3, del DP.R. n. 394/99, di concerto con il Ministro del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione economica, emanerà un decreto in cui verranno definite "le modalità per l'utilizzo dei servizi telefonici, telegrafici e postali nonché i limiti di contribuzione alle spese da parte del Centro". L'indicazione che si fornisce fin d'ora è che nelle aree comuni e nei corridoi degli alloggi dovranno essere istallati un numero di apparecchi telefonici ad uso pubblico adeguati al numero degli ospiti.

"CARTA DEI DIRITTI E DEI DOVERI" PER IL TRATTENIMENTO DELLA PERSONA OSPITATA NEI CENTRI DI PERMANENZA TEMPORANEA

1. Il Ministero dell'interno cura, in adempimento del Testo Unico delle norme concernenti la disciplina dell'immigrazione e del relativo Regolamento di attuazione, che durante il trattenimento dello straniero nel centro siano tutelati i suoi diritti e nel contempo vengano fatti rispettare i suoi doveri, con particolare riguardo a:

  1. l'esigenza di essere informato, all'atto del suo ingresso nel centro, in lingua a lui comprensibile, sui motivi alla base del trattenimento e del successivo allontanamento dal territorio nazionale;
  2. l'applicazione dell'art. 13 in materia di impugnazione dei provvedimenti assunti a suo carico nonché di accesso, a tal fine, all'assistenza da parte di un difensore di fiducia, con eventuale ammissione al gratuito patrocinio, o, in mancanza, di un difensore di ufficio;
  3. l'applicazione degli articoli 18, 19, 30. e 31 del Testo Unico concernenti gli interventi di protezione sociale, i divieti di espulsione, i permessi di soggiorno per motivi familiari e le norme in favore di minori nonché la tutela del diritto di asilo;
  4. le comunicazioni alla autorità consolare del Paese di appartenenza dello straniero e le relative deroghe all'obbligo di informazione, secondo quanto stabilito dall'articolo 4 del D.P.R. n. 394/1999, nonché la segnalazione del trattenimento a familiari dello straniero o a suoi conoscenti, se da lui richiesto e limitatamente a quelli da lui indicati;
  5. la tutela della salute psico-fisica;
  6. la libertà di colloquio all'interno del centro e con visitatori provenienti dall'esterno nonché con gli organismi di cui al punto 3 e la libertà di corrispondenza anche telefonica, come stabilito dalla presente Direttiva, nelle more dell'emanazione del decreto ministeriale di cui all'articolo 21, comma 1, del Regolamento n. 394/1999 nonché la garanzia di riservatezza nei colloqui stessi;
  7. l'esigenza di esprimersi nella propria lingua o in altra a lui nota;
  8. la tutela dell'unità familiare e del minore, fatto salvo quanto disposto dal successivo punto 2, lettera f;
  9. la libertà di culto, l'assistenza religiosa e le specifiche esigenze relative al culto stesso;
  10. il rispetto delle diversità di genere intese come quelle caratteristiche personali, di razza o di abitudini di vita che possono determinare, se compresse, una lesione alla sua identità;
  11. la tutela dal rischio di pregiudizio derivante dall'identità sessuale;
  12. il recupero degli effetti e dei risparmi personali;

2. Ai fini della piena attuazione delle cennate indicazioni relative ai diritti da garantire:

  1. lo straniero sarà informato della possibilità di effettuare colloqui con gli organismi di cui al successivo punto 3;
  2. allo straniero sarà consegnata copia del regolamento del centro (nelle parti di suo interesse) nonché l'allegata comunicazione contenente i diritti e i doveri dello straniero trattenuto. I predetti documenti dovranno essere tradotti in una lingua a lui comprensibile.
  3. gli organismi di cui al successivo punto 3 dovranno avere la possibilità di effettuare colloqui con lo straniero, preferibilmente prima o comunque nelle more che venga trasmessa al giudice la richiesta di convalida del provvedimento di trattenimento.

    Resta fermo, che il colloquio è su base volontaria e non potrà essere effettuato senza l'assenso dello straniero. Gli elementi informativi, l'indicazione di circostanze rilevanti o di particolari esigenze personali o familiari emerse durante il colloquio nonché ogni elemento che possa risultare ostativo alla presenza dello straniero nel centro - ivi compresi quelli che riguardano il diritto di richiedere asilo o l'applicazione dei cennati articoli 18, 19, 20, 30 e 31 del Testo Unico - possono essere sottoposti, da parte degli organismi di cui sopra, all'attenzione della competente Questura per ogni ulteriore utile valutazione. Detti elementi potranno essere altresì comunicati al difensore di fiducia o a quello d'ufficio dello straniero per gli ulteriori seguiti e per ogni utile uso a tutela dello straniero stesso.

    La collaborazione fra i cennati organismi e gli organi di polizia e nonché il sostegno all'azione difensiva potrà ovviamente estrinsecarsi anche dopo la convalida del provvedimento al fine di limitare, il più possibile, il tempo di permanenza dello straniero nel centro e di monitorare costantemente ogni nuovo elemento che possa risultare ostativo, a qualsiasi titolo, del trattenimento medesimo;

  4. fatto salvo quanto disposto dall'articolo 4, comma 4, del Regolamento n. 394/1999 in materia di limiti alla comunicazione all'autorità consolare competente, la stessa sarà effettuata, di norma, successivamente alla convalida del provvedimento di trattenimento;
  5. le donne, di cui si dispone il trattenimento, dovranno potersi avvalere dell'assistenza di personale del proprio sesso. Nell'organizzazione delle misure di sorveglianza il Ministero dell'Interno provvederà, in via generale e ove possibile, alla stessa attraverso l'ausilio di personale femminile;
  6. la permanenza di un minore nel centro è consentita solo a tutela dell'unità familiare e comunque su esplicita richiesta di uno dei genitori. Può essere altresì consentita su decisione del competente Tribunale per i minorenni. In questi casi al minore deve comunque essere garantito un trattamento adeguato alle sue specifiche esigenze. Nelle altre situazioni, il minore deve essere affidato ad una struttura protetta, sempre su indicazione del Tribunale dei Minorenni;
  7. al nucleo familiare, nei confronti del quale sia stata adottata la misura di trattenimento, deve essere garantita la permanenza all'interno di un medesimo. centro e dovrà poter godere di spazi propri soprattutto con riferimento all'alloggiamento. Ove tale sistemazione non si renda possibile in tempi brevi, si provvederà al trasferimento del nucleo in altro centro nel quale possa verificarsi tale condizione;
  8. la direzione del centro, su richiesta dell'interessato, garantirà direttamente, o mediante gli organismi di cui al punto 3, la comunicazione del trattenimento dello straniero a familiari o conoscenti;
  9. l'amministrazione provvederà a che i servizi forniti dal gestore del centro rispettino, compatibilmente con le esigenze della vita collettiva, le abitudini ed i precetti religiosi dei diversi stranieri con particolare riferimento alle modalità delle funzioni religiose, all'erogazione e alla tipologia dei pasti, nonché agli altri aspetti relativi al culto;
  10. fermo restando quanto disposto dal comma 7 dell'articolo 21 del Regolamento di attuazione n. 394/1999 in materia di accesso di estranei nei centri di trattenimento e nel rispetto dei principi generali garantiti al comma 1 del medesimo articolo, è consentito - su richiesta dello straniero trattenuto e previa autorizzazione della S.V. - l'accesso al centro a cittadini italiani nonché a stranieri regolarmente soggiornanti che intendano far visita agli stranieri ospitati. A tal fine sono individuati nella struttura appositi spazi per il colloquio e vengono determinati, nel regolamento interno, gli orari di visita di durata non inferiore a due ore al giorno. Nel caso in cui l'autorizzazione venga negata la S.V. provvederà a darne comunicazione scritta entro 48 ore dalla ricezione dell'istanza, ai fini di un eventuale impugnazione;
  11. il delegato in Italia dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati e i suoi rappresentanti autorizzati e muniti di appositi permessi rilasciati dal Ministero dell'interno hanno diritto di accedere al centro in qualsiasi momento, fatte salve le esigenze di sicurezza e di regolare funzionamento della struttura e di intrattenersi a colloquio riservato con lo straniero trattenuto che desideri avvalersi di questa possibilità.

3. Ai fini dell'applicazione delle indicazioni di cui ai precedenti punti 1 e 2, la S.V. stipulerà, su base convenzionale, accordi di collaborazione con enti, associazioni di volontariato e cooperative di solidarietà, con le modalità di cui ai successivi punti 5, 6, 7 e 8. In particolare, le collaborazioni da attivare saranno relative ai servizi di: a) interpretariato;b) informazione legale;c) mediazione culturale;d) supporto psicologico; e) assistenza sociale.

4. Quando la collaborazione con gli organismi di cui al punto 3 non risulti sufficiente per un'efficace attuazione delle disposizioni di cui ai punti 1 e 2, le prestazioni necessarie a detta attuazione dovranno comunque essere garantite dalle SS.VV. tramite accordi con l'Ente gestore, che potrà avvalersi anche della collaborazione di operatori professionali qualificati.

5. Il complesso dei servizi sono programmati, nel limite del possibile, in modo da garantire, nel centro, una presenza quotidiana di operatori esterni. In particolare, ai fini della tutela del diritto a ricevere informazione legale, deve essere reso possibile l'accesso dello straniero trattenuto al servizio di interpretariato e di informazione giuridica prima o comunque nelle more di definizione della procedura di convalida del trattenimento.

6. Possono stipulare accordi convenzionali di collaborazione con le SS.VV. gli organismi che siano stati costituiti almeno due anni prima della data di stipula dell'accordo stesso e che presentino un progetto dettagliato per la realizzazione di uno o più servizi in applicazione, anche parziale, delle finalità di cui ai punti precedenti, o di altre forme di assistenza dei cittadini stranieri trattenuti nel centro, ovvero un progetto per la formazione degli operatori addetti al suo funzionamento.

7. L'accordo di collaborazione dovrà prevedere modalità di ingresso e di prestazione del servizio tali da risultare compatibili con la gestione del centro, n6nché con l'espletamento degli altri servizi e con l'attuazione del principio stabilito nel precedente punto 5.

8. L'accordo di collaborazione potrà prevedere, altresì, modalità semplificate per l'autorizzazione di visite allo straniero trattenuto, sulla base di richieste avanzate alle SS.VV. tramite l'organismo con cui è stata stipulata l'intesa.

CONCLUSIONI

Gli obiettivi fissati nella presente direttiva dovranno rappresentare, per le SS.VV., il quadro generale di riferimento per l'attività gestionale di propria competenza, ferma restando la possibilità di enucleare, a livello locale e con riferimento alla specificità del territorio di competenza, o ad eventuali particolarità della struttura, ulteriori proposte operative che andranno comunque preventivamente sottoposte all'attenzione del Dipartimento di Pubblica Sicurezza e della Direzione Generale dei Servizi Civili in relazione agli ambiti di rispettiva competenza. Al fine di rendere il più completa possibile, agli stranieri trattenuti, l'informazione su tutti gli aspetti connessi ai motivi del trattenimento nonché sui loro diritti e doveri durante la permanenza nel centro, è stato predisposto l'allegato documento che sintetizza, come già delineato nella parte relativa alla "Gestione del centro", tutte le informazioni che dovranno essere portate a conoscenza dello straniero medesimo. Le indicazioni contenute riguardano sia gli aspetti di carattere regolamentare che quelli relativi alla "Carta dei Diritti e dei Doveri" e dovranno essere tradotte in inglese, francese, spagnolo e arabo e nelle lingue relative a nazionalità o etnie maggiormente presenti nel centro. In caso di difficoltà nelle traduzioni, le SS.VV. potranno fare riferimento, ove possibile, alle rappresentanze consolari o interessare direttamente la Direzione Generale dei Servizi Civili per ogni possibile collaborazione. Il documento allegato potrà, ovviamente, essere integrato, in sede locale, con ogni ulteriore informazione, indicazione o notizia relativa alla quotidiana gestione del centro o alle attività espletate in favore dagli stranieri trattenuti.

COMUNICAZIONE DA CONSEGNARE ALLO STRANIERO SOTTOPOSTO A PROVVEDIMENTO DI TRATTENIMENTO ALL'ATTO DELLA AMMISSIONE AL CENTRO

(da stampare su carta della Prefettura competente)

Il trattenimento nel centro e l'assistenza legale

La presenza sul territorio dello Stato italiano è consentita, secondo la legge, allo straniero in regola con le disposizioni relative all'ingresso e al soggiorno. Lo straniero irregolare, in quanto si è sottratto ai controlli di frontiera o è rimasto in Italia senza averne diritto, deve essere respinto o espulso (articoli 10 e 13 del decreto legislativo 25 luglio 1998 n.286).

Quando non è possibile eseguire immediatamente l'allontanamento dall'Italia, lo straniero può essere trattenuto in un "centro di permanenza temporanea ed assistenza". La permanenza in tale centro è disposta dall'autorità di polizia che deve, entro 48 ore, trasmettere il provvedimento al giudice per la convalida. Il giudice, che è tenuto comunque ad ascoltare lo straniero interessato, deve confermare il provvedimento nelle 48 ore successive. (articolo 14 del decreto legislativo 25 luglio 1998 n.286). Contro l'espulsione è possibile, entro 5 giorni, impugnare il provvedimento davanti al giudice con l'assistenza di un avvocato che lo straniero può liberamente indicare. Se non ha possibilità di pagare l'assistenza legale, lo straniero ha diritto di essere ammesso al "gratuito patrocinio" cioè di ottenere comunque la difesa di un avvocato. Il centro è vigilato dalla polizia che è tenuta ad impedire ogni eventuale indebito allontanamento. Il periodo di trattenimento dura al massimo 30 giorni, trascorsi i quali lo straniero non può più essere trattenuto nel centro. Il centro è sotto la responsabilità della Prefettura (Ufficio dello stato Italiano nella provincia) ed è gestito da (... indicare l'Ente gestore ...) attraverso un Direttore e vari collaboratori ai quali lo straniero può rivolgersi per ogni necessità.

Nel centro sono presenti, in orari prestabiliti, con propri operatori, altre associazioni ed organizzazioni umanitarie (allegato 1) che si dedicano, insieme all'ente gestore, al sostegno dello straniero e alla erogazione di servizi complementari affinché siano garantiti tutti i diritti successivamente elencati.

I diritti dello straniero

Durante la permanenza nel centro lo straniero ha il diritto:

  • di esprimersi nella propria lingua o in una a lui nota o comunque in inglese, francese, spagnolo e arabo con particolare riguardo ai colloqui con gli organi di polizia, con la direzione del centro, con il proprio difensore, eventualmente utilizzando il servizio di interpretariato;
  • di chiedere che vengano immediatamente informati del suo trattenimento i familiari o i conoscenti da lui indicati e la rappresentanza diplomatica del proprio Paese;
  • di essere riunito, all'interno del medesimo centro, al proprio nucleo familiare qualora sia stata adottata, nei confronti di altri componenti della sua famiglia, analoga misura di trattenimento;
  • di avere colloqui con garanzia di riservatezza, con il proprio difensore di fiducia o d'ufficio;
  • di avere colloqui con il personale della rappresentanza diplomatica del proprio Paese, con i familiari conviventi e con i ministri del culto;
  • di avere colloqui, anche con l'ausilio di un interprete, con i rappresentanti di associazioni umanitarie che operano nel centro per esporre o chiarire la propria situazione, per fare acquisire nuovi elementi circa la propria posizione, per ottenere informazioni legali, assistenza sociale o sostegno psicologico;
  • di ricevere assistenza medica;
  • di avere informazioni sulla possibilità di richiedere asilo;
  • di professare la propria religione e di avere la relativa assistenza spirituale;
  • di ricevere visite e avere colloqui, nei giorni e negli orari stabiliti, dietro preventiva autorizzazione della prefettura, con cittadini italiani o stranieri regolarmente soggiornanti in Italia, da lui indicati. Le visite possono essere richieste all'ente gestore o agli operatori delle associazioni;
  • di usare il proprio telefono cellulare o gli apparecchi telefonici installati nel centro;
  • di utilizzare il servizio predisposto per la spedizione e ricezione della corrispondenza epistolare e telegrafica;
  • di disporre di appositi spazi dove poter svolgere attività motoria o ricreativa;

I doveri dello straniero

Durante il periodo di trattenimento lo straniero ha il dovere:

  • di non allontanarsi dal centro. (Le forze di polizia devono evitare ogni allontanamento dello straniero e devono ripristinare la misura di trattenimento, se viene violata);
  • di rispettare le regole di civile convivenza e di avere un atteggiamento di collaborazione con gli operatori del centro;
  • di curare l'igiene personale;
  • di rispettare le regole di organizzazione dei centro;
  • di non danneggiare i beni e le strutture del centro;
  • di risarcire eventuali danni arrecati;

I servizi garantiti nel centro

Durante la permanenza nel centro sono garantiti allo straniero i servizi di seguito elencati, con orari e modalità indicati nell'allegato 2:

  • fornitura dei pasti
    Il vitto giornaliero è composto da colazione, pranzo e cena e viene somministrato nei locali mensa. Lo straniero potrà richiedere tipi di cibi ed una loro preparazione che rispetti, il più possibile, il proprio credo religioso;
  • servizio di assistenza medica ed infermieristica e fornitura di medicinali (solo se autorizzati dal personale medico);
  • fornitura di prodotti per l'igiene
    Vengono forniti all'arrivo, e ripristinati al momento del bisogno, prodotti quali sapone, shampoo, schiuma da barba e rasoi, dentifricio, spazzolino, prodotti per l'igiene intima;
  • fornitura di materiale per il riposo e la cura della persona.
    Vengono forniti all'atto dell'ingresso coperte, lenzuola, federe e biancheria da bagno;
  • fornitura di capi di vestiario
    Qualora gli indumenti non risultino sufficienti o idonei, allo straniero verranno forniti biancheria intima e vestiario in buono stato di conservazione e pulizia e tali da soddisfare le normali esigenze di vita e le condizioni climatiche;
  • servizio di lavanderia degli indumenti personali e servizio barbieria;
  • servizio telefonico, postale e telegrafico
    Viene fornita allo straniero, per ogni dieci giorni di permanenza, una tessera telefonica del valore di lire 10.000. È inoltre possibile utilizzare il servizio predisposto per la spedizione e la ricezione della corrispondenza epistolare e telegrafica. La Direzione del centro provvederà ad affrancare un massimo di 10 lettere e spedire fino a 3 telegrammi di 20 parole per tutto il periodo della permanenza;
  • acquisto, a proprie spese, di generi alimentari e di conforto (sigarette, quotidiani italiani e a richiesta anche quelli stranieri di maggiore diffusione e reperibili sul mercato, indumenti, libri, riviste ecc.). L'acquisto verrà effettuato, a cura degli operatori dell'ente gestore o delle associazioni. Qualora lo straniero non disponga di proprie risorse economiche, l'acquisto, se autorizzabile, può essere posto a carico della Prefettura competente.

Allegato 1 - Elenco associazioni operanti nel centro

Nel centro sono presenti le seguenti associazioni che svolgono, negli orari indicati o su richiesta dello straniero, le seguenti attività:
(allegato da redigere a cura della Prefettura)

Allegato 2 - Modalità e orari dei servizi

Organizzazione del centro
(allegato da redigere a cura dell'ente gestore, in accordo e previa valutazione della Prefettura)


Cartina geografica dell'Italia
I centri di permanenza operativi al 15 gennaio 2001


Dossier del Centro delle Culture
La situazione del centro di permanenza di via Corelli, anno 1999

Dal 19 aprile 1999 il Centro delle Culture entra ogni lunedì dalle 14.30 alle 16 al centro di via Corelli, con una delegazione di sei persone che comprende un esperto legale e traduttori in varie lingue. Nel corso di queste visite abbiamo appurato i seguenti problemi:

  • Situazioni igieniche vergognose, non a caso sia a Milano che a Roma sono stati rilevati dei casi di scabbia; le carenze igieniche sono spesso diretta conseguenza di come è stata organizzata la struttura stessa del centro, con gli immigrati che vivono in container, dove non ci è stato possibile entrare.
  • Mancanza di traduzioni e informazioni legali sulla situazione degli immigrati stessi, che trovano così moltissime difficoltà nell'organizzare il ricorso contro il decreto di espulsione, che per di più deve essere effettuato entro cinque giorni; molti stranieri non sanno neanche il motivo per cui si ritrovano rinchiusi. Si pensi poi alla modalità assurda con cui le associazioni, come il Centro delle Culture, sono costrette ad offrire assistenza legale: gli stranieri non possono richiedere direttamente aiuto, ma devono essere i rappresentanti dell'associazione a scegliere a caso degli stranieri tra la lista dei presenti nel centro.
  • Numerosi tentativi di suicidio, per la disperazione di una situazione disumana.
  • Molestie sessuali nei confronti delle donne, recluse insieme agli uomini; di notte dormono in container separati, e questo è forse l'unico momento della giornata nel quale posso stare tranquille.
  • Violenze da parte delle forze dell'ordine, con particolare riferimento alla deportazione dal centro verso l'aeroporto per l'espatrio.
  • Mancanza di rispetto delle libertà di culto degli stranieri presenti, con il cibo che viene distribuito senza distinzioni anche a chi, come i musulmani, segue delle regole precise.
  • Mancanza di ogni possibilità di socializzazione, non esistono spazi a tale scopo (nonostante siano previsti dal regolamento di attuazione), mentre è proibito consegnare agli immigrati reclusi qualsiasi oggetto, compresi libri, quaderni e penne.

Prima di affrontare l'inquietante casistica ci preme segnalare alcuni aspetti.

La presenza delle associazioni all'interno del Centro, e le denunce fatte delle sue carenze, hanno portato a un progressivo miglioramento delle condizioni di vita degli stranieri "ospiti". Nei primi tempi seguenti alla sua apertura abbiamo visto di tutto, soprattutto quando alla discriminazione e violenza delle forze dell'ordine si sommava l'ignoranza della legge e la non applicazione del regolamento. Solo grazie al nostro deciso intervento abbiamo ottenuto piccoli passi verso un trattamento umano, anche se il solo trattamento umano reale sarebbe la chiusura del centro di detenzione. Ci resta il dubbio di come sarebbero andate avanti le cose se non avessimo voluto a tutti i costi entrare nel Corelli e intervenire in difesa degli immigrati.

Alcuni degli episodi a cui si fa riferimento tra i casi che seguono, riguardano infatti aspetti che dopo la segnalazione sono stati risolti, come la distribuzione degli assorbenti alle donne, la qualità del cibo, le condizioni igieniche generali, la pericolosità delle coperture in amianto dei tetti della struttura adiacente al centro.

Molti altri aspetti però, soprattutto riguardanti l'assistenza legale e informativa, sono tutt'ora notevolmente carenti.

Inoltre vogliamo far notare che, sebbene siano numerosi gli episodi preoccupanti rilevati nelle nostre visite, il reale numero è notevolmente superiore, in quanto ci sono state concesse solo un paio di ore alla settimana. In pratica il campione da noi rilevato è esiguo rispetto al numero di immigrati detenuti nel centro, e quindi possiamo solo immaginare quante ingiustizie siano state perpetrate.

In merito poi ai dati forniti dai responsabili del centro, al di là di fondati dubbi sulla validità delle analisi statistiche effettuate, vogliamo ricordare come siano gli esseri umani e i loro diritti ad essere discriminati nei centri di detenzione. I numeri lasciano il tempo che trovano, in quanto anche uno solo dei numerosi episodi descritti qui di seguito dovrebbe essere sufficiente per la chiusura dei centri di detenzione.

Discriminazione per chi è regolare

All'interno del centro spesso abbiamo trovato immigrati perfettamente in regola, ma che erano stati trovati senza documenti o ai quali la polizia non aveva creduto. Questa è la evidente dimostrazione di quante ingiustizie possono avvenire con l'istituzione di questi centri di detenzione. In molti casi, grazie al nostro intervento, siamo riusciti a liberare gli stranieri, ma in molti altri non ci è stato possibile per la scadenza dei termini previsti. Molti immigrati sono stati quindi espulsi e rimpatriati pur essendo in regola, magari anche con casa, lavoro e famiglia qui in Italia.

Tra i regolari rientrano anche gli immigrati che hanno presentato domanda nella sanatoria di fine 98. Proprio in questi casi sono state commesse le maggiori ingiustizie, in quanto molti immigrati, pur in possesso della ricevuta della domanda e con la possibilità di essere accolti (i termini per la presentazione dei documenti relativi scadono il 20 ottobre 1999), sono stati frettolosamente espulsi.

In molti casi il nostro intervento è stato decisivo per la loro liberazione, recuperando da parenti o amici i documenti necessari.

È evidente quindi l'assenza di una capacità di verifica della situazione degli immigrati, spesso a causa anche delle differenti modalità applicative delle diverse questure (alcune rilasciano delle ricevute, altre timbrano i passaporti, ecc.) e della solita macchinosa burocrazia.

Ma al di là dei limiti tecnici, il fatto che un semplice interessamento da parte dei volontari del Centro delle Culture abbia portato alla liberazione immediata di molti immigrati detenuti ingiustamente, è l'evidente sintomo della volontà da parte dei responsabili del centro di detenzione di non prendersi cura dei casi, di non credere a quanto dichiarato dagli immigrati stessi, di non metterli nella condizione di spiegare la loro situazione e di non svolgere tutti gli accertamenti necessari.

agosto 99 - B. E., nigeriana, fermata e portata in questura, senza l'assistenza di un interprete viene rinchiusa nel centro e dichiara false generalità; riusciamo in extremis a recuperare i suoi documenti (permesso di soggiorno e carta d'identità) contattando un amico, dopodiché viene rilasciata.

agosto 99 - R. G., 20 anni, bulgara, in Italia con regolare visto Schengen, mai assistita da un interprete.

agosto 99 - B., nigeriana, passaporto con timbro della questura di Roma per appuntamento per la sanatoria, fatta uscire dopo il nostro intervento.

luglio 99 - T. O., con ricevuta per la sanatoria, espulsa.

luglio 99 - D. N., 22 anni, rumeno, in Italia dal 1994, ha perso i documenti ed è in attesa del rinnovo da parte del consolato.

luglio 99 - M. H., in attesa di presentare ricorso contro il rifiuto di una delle sue prove per la sanatoria.

giugno 99 - A. C., 55 anni, senegalese, con permesso di soggiorno scaduto ma con ricevuta per sanatoria, in Italia da 7 anni, sposato, assistito da un avvocato ha presentato ricorso.

giugno 99 - L. E., senegalese, senza interprete, ha fatto ricorso.

giugno 99 - M., nigeriana, in possesso della ricevuta della sanatoria ma non vengono effettuati accertamenti, dopo il nostro intervento viene liberata.

giugno 99 - J. J. A., nigeriana di 24 anni, con domanda per sanatoria rifiutata per scadenza dei termini (ma i termini devono ancora scadere...), per paura dichiara false generalità, presenta ricorso tramite avvocato e viene liberata.

maggio 99 - O. A. O., nigeriana, la questura aveva rifiutato i suoi documenti per scadenza dei termini, viene accolto il suo ricorso ed esce dal Corelli.

maggio 99 - R., 23 anni, nigeriana, con fotocopia della domanda per la sanatoria, uscita solo dopo che abbiamo recuperato il documento originale.

maggio 99 - M., ucraina, con appuntamento per la sanatoria scaduto.

maggio 99 - J., peruviano, prelevato dalla polizia durante una partita di pallone tra amici, portato al Corelli perché senza documenti, dichiara alla polizia di aver fatto domanda per la sanatoria ed avere la ricevuta, ma non ottiene ascolto. Fortunatamente arriva in tempo la sua ragazza con la ricevuta.

maggio 99 - R. M. M. D, colombiana di 45 anni, con regolare visto, nessuno le ha tradotto il decreto di espulsione che ha dovuto firmare senza ottenere spiegazioni.

maggio 99 - M. P., bulgara, entrata con regolare visto per turismo, ha fatto come previsto il permesso di soggiorno entro 8 giorni, fermata dalla polizia le hanno ritirato passaporto e permesso, revocato il visto e fatto firmare il decreto di espulsione in inglese, lingua a lei sconosciuta, senza l'assistenza di un interprete.

maggio 99 - G. U., 21 anni, nigeriana, con domanda di sanatoria e appuntamento, senza assistenza di un interprete.

maggio 99 - A., uruguaiana, da 9 anni in Italia, con passaporto rinnovato in Italia al consolato uruguaiano, stava per fare domanda di cittadinanza, fermata, portata al Corelli ed espulsa.

maggio 99 - S. H., tunisino con permesso di soggiorno.

maggio 99 - R., in possesso della fotocopia della ricevuta della domanda per la sanatoria, ma la fotocopia non viene considerata valida e non vengono svolti accertamenti, grazie all'intervento di un amico che porta l'originale viene rilasciata.

aprile 99 - A., con permesso di soggiorno rinnovato.

aprile 99 - B. D., 32 anni, dal Senegal, da 15 anni in Italia, malato di TBC, dichiara di non aver ricevuto assistenza sanitaria, uscito nei giorni seguenti.

aprile 99 - R. A., cileno di 23 anni, con permesso di soggiorno, dichiara di essere malato e di aver subito violenze.

aprile 99 - E., con permesso di soggiorno francese, liberata dopo alcuni giorni.

aprile 99 - B. S., 32 anni, del Benin, con domanda di sanatoria e ricevuta per appuntamento.

Discriminazione per chi richiede asilo politico

Occorre inoltre prestare attenzione a tutti gli immigrati che possono correre rischi per la loro vita o libertà se rimpatriati nel loro paese di origine. Purtroppo nel centro di via Corelli la parola "asilo politico" non è contemplata: manca la più elementare assistenza legale, figuriamoci per affrontare una procedura complessa e intricata come la richiesta di asilo.

agosto 99 - I. I., palestinese, ha chiesto asilo politico in Olanda.

aprile 99 - S. F., rumeno di 25 anni, sposato in italia e con figlio di 3 anni, con passaporto in possesso dei familiari, con i quali non riesce a mettersi in contatto, dichiara di rischiare la vita se ritorna in Romania dalla quale era fuggito anni fa, ha tentato il suicido nei giorni di permanenza al Corelli.

aprile 99 - H. C., algerino di 23 anni, fuggito dall'Algeria per problemi politici, non ha chiesto asilo (non sa come si fa.).

Discriminazione per chi ha bisogno di un'interprete e di assistenza legale

In moltissimi casi abbiamo verificato che agli stranieri non sono state fornite informazioni sufficienti sulla loro situazione legale, con particolare riferimento alla traduzione dei documenti.

Molti addirittura dichiarano di non sapere assolutamente per quale motivo si trovano rinchiusi in quel posto. Non li elenchiamo perché sono praticamente l'80% degli stranieri che abbiamo incontrato.

Il potere decisionale della Polizia

Alcuni gravi casi evidenziano poi il comportamento discriminatorio e fortemente discrezionale da parte delle forze di polizia.

agosto 99 - I. I., bulgara, 18 anni, rapita in Bulgaria, portata in Albania e lì venduta ad un italiano che la porta in Italia con passaporto falso, costretta a prostituirsi, subisce violenza e droga contro la sua volontà, un giorno scappa e si presenta alla polizia per denunciare tutto questo, dando il nome vero (i suoi parenti hanno fatto denuncia in Bulgaria per la sua scomparsa). La polizia non le crede e la rinchiude al Corelli, dove dichiara di subire violenze e che la polizia non interviene se non quando la situazione degenera.

maggio 99 - F. A., nigeriana, portata in Italia con la promessa di lavorare come parrucchiera, scappata perché hanno cercato di farla prostituire ed andata spontaneamente alla polizia per denunciare i suoi sfruttatori. Non è stata creduta e portata al Corelli, in seguito espulsa al suo paese, dove aveva dichiarato di rischiare la vendetta dei suoi sfruttatori.

maggio 99 - A. G. M., libanese di 32 anni, collaborava con la polizia come informatore avendo ricevuto la promessa di un permesso di soggiorno in cambio, ma dopo un po' lo hanno fermato con l'accusa di non aver fornito informazioni che conosceva ed è stato rinchiuso al Corelli.

Molestie sessuali e violenze

Infine la vita dentro al centro è molto pericolosa, soprattutto per le donne; uomini e donne dormono in container separati ma vivono insieme di giorno all'interno del centro, e la polizia interviene solo quando la situazione degenera. Durante i colloqui abbiamo ascoltato racconti agghiaccianti sulle molestie sessuali che alcune donne hanno subito dentro e fuori dal Corelli.

Alle nostre domande i responsabili del centro hanno risposto in maniera evasiva.

maggio 99 - R. dichiara di aver subito molestie sessuali dal personale in servizio al centro.

maggio 99 - A. S., venezuelana, ha fatto ricorso, dichiara che la notte le donne ricevono molestie perché i container non sono chiusi, in precedenza è stata insultata pesantemente in questura e ha ricevuto un pessimo trattamento da parte della polizia.

Non abbiamo avuto testimonianze dirette di episodi di violenza commessi dalle forze dell'ordine nel centro. L'unica segnalazione riguarda il trasporto di un gruppo di rumeni verso l'aeroporto, che dalla Romania hanno fatto sapere che la polizia li ha ripetutamente picchiati, durante il tragitto e nell'imbarco sull'aereo.

Purtroppo non è possibile assistere al trasporto degli immigrati dal centro all'aeroporto dove vengono imbarcati, operazione che viene spesso effettuata in tutta fretta e senza preavvisi.

Assistenza sanitaria

L'assistenza sanitaria viene assicurata dalla Croce Rossa, che sembra curiosamente convinta della validità del Valium come medicina globale. A causa della limitata permanenza del centro, i tossicodipendenti non ricevono una terapia al metadone, ma semplici dosi di Valium a seconda delle loro richieste.

Ogni straniero viene visitato al momento di entrare nel Centro e successivamente su sua richiesta.

Non ci è stato possibile verificare le condizioni igieniche all'interno dei container, anche se molti immigrati ci hanno segnalato problemi igienici (ad es. lenzuola di carta non cambiate).

I vari casi di scabbia verificatisi al Corelli di Milano e a Ponte Galeria di Roma sono però un chiaro indicatore della situazione igienica all'interno dei centri di detenzione.

Un recente caso (settembre 99), in particolare, evidenzia come il mancato rispetto di norme igieniche fondamentali può portare a conseguenze drammatiche per chi viene detenuto, per di più ingiustamente, dentro al centro. Tre ragazze sudamericane sono infatti risultate positive al test della TBC, dopo che nel loro container aveva dormito un'altra donna infetta da TBC.

Lettera dal lager di via Corelli: qui è un inferno!

È passato un altro giorno. Uno di quelli più brutti della mia vita nel lager per stranieri di Via Corelli 28 a Milano. Da quando sono in Italia per la prima volta sono dispiaciuta per il modo nel quale si comportano le persone in uniforme che occupano determinati posti. Prima non pensavo che alcuni italiani potessero essere nazisti, però adesso, stando in questo posto da noi chiamato lager, ho cambiato idea, sì possono. Una sera alcune ragazze di colore, che stavano in un container vicino al nostro, stavano protestando perché venivano sempre maltrattate e discriminate per il colore. Dopodiché noi siamo state portate fuori mentre loro le hanno chiuse dentro senza corrente né acqua. Poi ci hanno portato a dormire in una grande e sporca stanza su materassi per terra; come cani senza bagno e al freddo, perché l'ispettore non voleva fare niente per migliorare la situazione nel modo più decente possibile. Per loro era più comodo così, portarci fuori al freddo, dandoci sempre un cibo schifoso che a volte non si riusciva a mandare giù, farci morire di fame, metterci a dormire su lenzuola di carta. Lenzuola che quando arrivano nuove persone non vengono nemmeno cambiate. Lasciano quelle delle persone che sono "andate via" facendoci venire fuori delle allergie cutanee. Così si va dal dottore il quale, per curarci il corpo ed il viso, ci dà una crema con la quale l'allergia peggiora ancora di più. Se ti succede qualcosa, se ti fa male la testa vai dal dottore, aspetti 2 ore prima che qualcuno ti dia attenzione e alla fine ti danno una pastiglia che ti fa passare il mal di testa ma in compenso non riesci a dormire tutta la notte dal mal di stomaco che ti ha fatto venire. Io e tutti quelli che con me hanno sottoscritto questo articolo siamo testimoni di una bruttissima scena al Corelli: un uomo era salito sul tetto, voleva impiccarsi perché lo volevano mandare al suo paese. E la moglie ed il figlio nato in Italia lo guardavano dall'altra parte della rete e piangevano. Un atto che non può essere perdonato ai responsabili di questo lager. Secondo me la gente che arriva a tanta disperazione non è suicida ma è spinta ad ammazzarsi. Il motivo per il quale uno straniero viene in Italia è cercare una vita migliore, cercare lavoro, poter curare la sua famiglia, avere un tetto sulla testa ... però dove sono queste possibilità? Scrivo a nome di tutte le persone che hanno firmato in fondo. Voglio che tutti quelli che leggeranno capiscano che qui è un inferno. Nella mia vita non ho fatto niente contro la legge per stare in galera ed essere trattata come ladra o assassina, per essere picchiata in Questura. Dove posso denunciare? Chi mi può difendere? Chi sono io qua? Un animale come il resto di tutti gli stranieri che sono in Italia senza documenti perché non hanno i soldi per comprarseli. Chi sono questi tutori della legge che possono mettere in galera gente indifesa che soltanto gira per la strada ma non fa del male a nessuno? Chi sono questi che si permettono di fare di te tutto quello che vogliono solo perché sono protetti dalla legge? "Noi siamo esseri umani come tutti voi e dobbiamo avere gli stessi diritti. Viviamo nello stesso mondo ma perché? Per essere maltrattati da voi ed essere rinchiusi in un lager come tempo fa faceva Hitler con gli ebrei! Tutti pensano che questo sia 'passato' e che non ci sarà un secondo Hitler. La differenza tra i suoi Lager e questi centri in Italia è che lì li uccidevano e a noi ci spediscono nei nostri paesi. E la stretta somiglianza è l'odio verso la gente diversa da te."

Scritto e firmato da:
Stefca Stefanova, bulgara

Collaboratori:
Elisabeth Michailova, bulgara
Veronica Peeva, bulgara
Ivanka Gresceva, bulgara
Sachav Iolanela, polacca
Valentina Popola, bulgara
Adriana Cenay, albanese
Adana Alazi, albanese
Bulas Daniela, rumena
Golub Olia, russa

Milano, 25 giugno 1999. Centro di via Corelli (MI)
Rapporto sulla situazione in due mesi di visite*

Non a conoscenza della possibilità di innoltrare un ricorso all'espulsione 18
Consegnato un decreto di convalida senza avere reati 3
Non hanno avuto un interprete 16
Non hanno fatto la revoca per le espulsioni precedenti** 2
Lamentele per le condizioni igienico sanitarie? 18
Problemi sanitari riscontrati 26
di cui:
tubercolosi 1
tentati suicidi 5
atti di autolesionismo 10
allergie 2
scabbia 2
problemi intestinali 2
cure personali da terminare 2
problemi psichiatrici 1
In possesso di appuntamento per la domanda del permesso di soggiorno** 12
In possesso di permesso di soggiorno 8
In possesso di ricevuta per il ritiro del permesso di soggiorno** 9
In possesso di revoca del permesso di soggiorno 2
Lamentele per il trattamento ricevuto 30
In possesso di passaporto con visto valido? 5
In attesa di un processo per reati 5
Richiedenti asilo politico 2

* I dati si riferiscono alla situazione degli immigrati detenuti al centro di Via Coreli a Milano, Tali dati sono stati raccolti da 100 colloqui intrattenuti presso lo stesso Centro dalla nostra associazione durante i mesi si aprile /maggio 1999 con le persone "Ospiti".

** I tali casi vi è un alto indice di abuso del provvedimento di espulsione verso tali persone.

Milano, 3 maggio 1999. Terza visita a Corelli

In un certo modo siamo diventati un po' di casa Corelli, la rigidità e i controlli dei primi giorni sono spariti. Siamo stati ricevuti come vecchi amici che vengono a fare qualcosa d'importante. La gente ci aspetta ammassati dietro le sbarre, ci salutano chiamandoci per nome. Il sole batte forte sul campo di Corelli, i tavolini e le sedie all'aria aperta sono già pronti. Ci arriva la solita lista e apprendiamo con sorpresa che alcuni dei nostri amici, come Bamba che aveva la tubercolosi ed Ettien che aveva un permesso di soggiorno Francese sono stati liberati. Sarà un caso ? Non lo sappiamo ma siamo contenti lo stesso. Chiamiamo per prima Regina con la quale avevamo preso degli accordi lunedì scorso per scrivere un articolo per Alien e guarda caso, mentre eravamo lì, le viene comunicato che può uscire, può andare via da quel postaccio. Mi dà un abbraccio che non dimenticherò mai e mentre mi stringe sento, che al di là di ogni risultato, ciò che facciamo ha senso, semplicemente perché contribuisce e riconoscere la vita e l'umanità di coloro che sono rinchiusi in quella gabbia, perché diamo loro speranze e perché in qualche modo li facciamo pensare al futuro, almeno quello di sapere che lunedì prossimo, qualcuno su cui veramente possono contare sarà lì per ascoltare i loro racconti disperati. I nomi li scegliamo a caso ma il destino è della nostra parte. Io chiamo Julio un ragazzo peruviano. È preoccupato, si vede, cammina pianissimo come se avesse perso la forza, quando si avvicina io capisco la sua espressione e li dico..."No pasa nada hermano, esto es una payasada italiana". Si siede e mi dice che sono due giorni che è li dentro senza sapere perché.

Giocava a calcio con gli amici, poi c'è stata una rissa è arrivata la polizia e cosi come era in tenuta sportiva, senza aver potuto prendere neanche i documenti lo hanno portato a Corelli. Poi aggiunge "Io ho fatto la sanatoria, ho la ricevuta; me la dovrebbero portare adesso". Gli chiedo se ciò è vero e se ha detto questo alla polizia, dice di sì ma nessuno lo ha ascoltato. Chiamo uno dei responsabili e chiedo di accompagnare al portone d'ingresso. Lì c'è Bianca, la compagna di Julio e ha in mano la sua ricevuta. Un senso di rabbia e gioia se mischia dentro di me e allora parlo con i responsabili. Perché, perché non gli credete, perché non li ascoltate, perché non utilizzate la tecnologia per accertarvi della loro situazione legale prima di portarli a Corelli? Loro rispondono che si tratta di problemi burocratici difficili da risolvere. Julio adesso è libero. Poi ci chiedono di sospendere per qualche minuto le chiamate. Devono distribuire saponette, shampoo e assorbenti. Li abbiamo visto con i nostri occhi entrare nella gabbia con il grande carrello. Anche questo è un vero caso! Durante i colloqui abbiamo ascoltato racconti agghiaccianti sulle molestie sessuali che alcune donne hanno subito dentro e fuori Corelli. Alcuni qui dentro hanno molto potere? Chiedo a uno dei responsabili del Centro, le sue risposte sono evasive pur riconoscendo la responsabilità che lui ha sul personale di servizio. La nostra intenzione è fargli capire che noi "sappiamo". Lo stesso facciamo con il Capitano della Croce Rossa quando gli chiediamo dei due casi di scabbia registrati nei giorni scorsi. Avete chiamato l'USL per fare la disinfezione? Lui risponde che è stata fatta internamente. Siamo quasi certi che per lunedì prossimo avranno chiamato L'USL per fare una disinfezione generale del Centro. Prima di andarcene uno dei ragazzi di servizio ci dice "vi prego fate qualcosa per far chiudere questo posto".

Infine tutte queste casualità ci fanno rendere conto che al di là del nostro potere formale, come associazione o come partito politico, noi esercitiamo su quella struttura un potere reale, un potere umano che non ha niente a che vedere né con la disciplina, né con la legge. Ha a che vedere semplicemente con la parte più umana che vive dentro ognuno di noi.

Milano, 30 aprile 1999. Seconda visita al Corelli

Per la seconda volta il Centro delle Culture è entrato nel lager di via Corelli. La situazione in cui i "detenuti" vivono in quel luogo non è più sostenibile.

DENUNCIAMO:
Le condizioni igienico-sanitarie: ci sono stati due casi di scabbia e i locali non sono stati igienizzati - c'è un caso di tubercolosi - un caso di verruche ai piedi grave da operare (confermato dalla stessa Croce Rossa) - non vengono forniti assorbenti igienici e shampoo.

Inoltre vengono violati non solo i Diritti Umani ma anche lo stesso Regolamento del Centro redatto dalla Prefettura di Milano, negli articoli 4, 6, 7, 9.

Art 4 [...] avendo cura di provvedere distinti moduli abitativi per gli stranieri in base al sesso ed in relazione all'etnia di appartenenza [...] Gli stranieri convivono non solo tra etnie ma anche tra uomini e donne, dando vita ad ovvi scontri e violenze, anche sessuali. [...] È individuato nell'ambito della Croce Rossa Italiana operante nel Centro un mediatore culturale, con il compito di assicurare un servizio giuridico-informativo nei confronti dei cittadini extra-comunitari che ne facciano richiesta [...] Nessun straniero conosce i propri diritti, inoltre non ci sono interpreti tra gli operatori della Croce Rossa.

Art 6 [...] Nell'erogare i pasti si tiene conto delle particolari esigenze degli individui, anche legate alle abitudini alimentari, alle condizioni di salute, non ché alle confessioni religiose di appartenenza. Il cibo servito al Centro di via Corelli non conosce alcuna distinzione di alcun genere.

Art 7 [...] La croce Rossa Italiana provvede ai servizi sanitari [...] Questo autorizza a somministrare 250 gocce di Valium al giorno alle persone per affrontare la tossicodipendenza?

Art 9 [...] La croce Rossa Italiana individua all'interno del Centro spazi per attività ricreative, sociali e religiose. Non c'è alcuna organizzazione di svago, né strumenti: non ci sono penne, libri, quaderni, TV, radio. hanno proibito perfino un diario che il Centro delle Culture aveva loro consegnato per scrivere appunti.

Quale irrimediabile avvenimento bisogna ancora aspettare affinché questo lager venga irreversibilmente chiuso?

Alcuni casi di persone trattenute al Corelli

Gli Umanisti, con il segretario Giorgio Schultze in testa, che visitano spesso il Corelli mi forniscono incontrandomi prendono da un grosso archivio un foglio: è il resoconto della loro visita al Corelli del 12 gennaio 2001, durata 45 minuti. C'è Yon, rumeno. È stato arrestato lunedì. Faceva l'infermiere e curava un diabetico grave a Cinisello Balsamo, lo hanno convocato giorni fa in questura, gli hanno fatto una foto e preso le impronte digitali. Comunque è fiducioso, come se si trattasse di un brutto sogno: un amico, dice, verrà presto a tirarlo fuori. Mensur dice che è kosovaro e bisogna credergli anche se parla un italiano perfetto: sta in Italia da 22 anni e ha una compagna italiana. Che ci fa in via Corelli? Non ha rinnovato il permesso di soggiorno. Oljaca è bosniaco, non un pittore affermato, ma comunque lavorava con partita Iva. Un delinquente? Eccolo, Mustaphà, palestinese con alle spalle otto mesi di carcere per spaccio e una richiesta che non fa una grinza: "Il mio reato l'ho già scontato, perché non mi mandano a casa subito invece di farmi fare un altro mese?". Sahra, marocchina: mentre rosolava brochettes al mercato di San Donato milanese è coinvolta in una rissa con vigili e polizia. È successo domenica scorsa, i giornali hanno scritto che lei avrebbe picchiato un poliziotto. Ha due figli e non sa dove sono, uno di 8 e uno di 2, "che senza la mamma non riesce a dormire la notte". C'è poi una sudamericana, in Italia da 5 anni, fino a pochi giorni fa assisteva un anziano. Le è costata cara una visita a un'amica di Varese: è rimasta a dormire la notte in un albergo di Legnano ma l'albergatore ha fatto la spia. Senza permesso di soggiorno, polizia, via Corelli. Nessuno di loro, almeno questa è la sensazione di chi ieri con loro ha parlato, ha la ben che minima percezione di quali siano i propri diritti, di come si contattano gli avvocati d'ufficio.


Regolamento interno del centro di permanenza di Ponte Galeria a Roma

Gentile ospite,

sei accolto nel centro di permanenza temporanea e di assistenza di "Ponte Galeria", dove la Croce Rossa Italiana si occuperà di te, durante la tua permanenza.

Sei stato portato presso questo centro perché hai ricevuto un provvedimento di espulsione, che verrà convalidato da un magistrato, entro 48 ore. Puoi nominare un avvocato oppure chiederne uno d'ufficio. Durante l'udienza di convalida puoi presentare tutti i documenti in tuo possesso e puoi ricorrere contro la decisione del magistrato.

Puoi essere trattenuto per un periodo massimo di 30 giorni. Durante questo periodo vengono attivate le procedure, da parte della Questura, per identificarti e organizzare l'eventuale rimpatrio. Durante il periodo di permanenza non puoi allontanarti dal Centro. La Polizia, i Carabinieri e la Guardia di Finanza hanno il compito di sorveglianza e di mantenimento dell'ordine pubblico.

Durante la permanenza presso il Centro, il personale di Croce Rossa s'interesserà di te, distribuendo il vitto, assegnandoti un alloggio, dandoti assistenza medica.

Il personale addetto alle pulizie ogni mattina svolge lavoro di pulizia. Si raccomanda di tenere il proprio alloggio pulito per questioni d'igiene e per rispetto degli altri.

Al tuo arrivo sarai visitato dal nostro personale medico e successivamente ti verrà consegnato un tesserino di riconoscimento ed un kit contenente prodotti per l'igiene personale.

Puoi spiegare al medico se hai bisogno di seguire una dieta o di particolari medicine, che ti verranno somministrate recandoti in infermeria, dove puoi essere visitato nei seguenti orari: dalle ore 9.00 alle ore 13.00, dalle ore 16.00 alle ore 18.00, dalle ore 21.00 alle ore 22.00.

L'ambulatorio è aperto tutti i giorni per il servizio di pronto soccorso e per le visite specialistiche verrà fissato un appuntamento presso le strutture ospedaliere.

Per rispetto delle tue abitudini, convinzioni religiose e della cultura del tuo paese, sarai alloggiato insieme a presone provenienti da paesi a te vocini e il vitto sarà appropriato alle tue necessità. I pasti vengono distribuiti, e si consumano solo nella sala mensa per motivi igienici, nei seguenti orari:

  • colazione, dalle ore 8.00 alle 10.00,
  • pranzo, dalle ore 12.00 alle ore 14.00,
  • cena, dalle ore 18.00 alle ore 20.00.

Ti ricordo che sono a tua disposizione giornali, riviste e libri: puoi richiederli al personale della Croce Rossa.

Se vuoi può venire a farti visita un ministro di culto, come puoi richiedere libri di preghiera per la tua religione.

Ogni settimana riceverai lenzuola, asciugamani, scheda telefonica e sigarette.

Se hai necessità di vestiti e scarpe puoi richiederle al nostro personale. Se hai necessità di ricevere dei soldi dai tuoi parenti o amici, puoi farteli inviare con un vaglia postale all'indirizzo:

Centro Accoglienza Ponte Galeria, via Portuense Km 10.400 - 00050 Ponte Galeria, Roma

Puoi ricevere generi di necessità (abiti, libri, prodotti per la pulizia e di bellezza) ma ricordati che non puoi avere oggetti taglienti (coltelli, forbici, rasoi) o che possono essere pericolosi.

Per i generi di conforto di cui hai bisogno verrà effettuato il servizio di "acquisti", tre volte alla settimana.

A tua disposizione c'è un barbiere a cui ti potrai rivolgere nei giorni di lunedì, mercoledì, giovedì e venerdì dalle ore 10.30 alle 12.00 e dalle ore 16.00 alle ore 18.00.

Per le signore ospiti il servizio è riservato nei giorni lunedì, mercoledì, giovedì e venerdì dalle ore 13.00 alle ore 16.00.

Puoi anche usufruire dei campi sportivi dalle ore 9.00 alle ore 12.00 e dalle ore 15.00 alle ore 17.00, facendone richiesta al personale della Croce Rossa.

Nel tuo alloggio troverai una televisione che potrà essere tenuta accesa sino alle 23.00.

Questi emittenti trasmettono il telegiornale in multilingue:

  • ITALIA 9 NETWORK Ch.60, dal lunedì al sabato alle ore 11.25 - 11.55, la domenica alle ore 20.30;
  • VIDEO LAZIO Ch. 67, dal lunedì al sabato alle ore 20.00-21.00;
  • RETE ORO Ch. 62, dal lunedì al sabato alle ore 8.00 - 9.00 ed alle ore 01.00 - 02.00;
  • G.B.R., dal lunedì al sabato alle ore 8.30 - 9.00;
  • EUROPEA TV Ch. 70, dal lunedì al sabato ore 22.00 - 23.00.

Puoi ricevere la visita dei tuoi parenti e del tuo avvocato tutti i giorni dalle ore 9.00 alle ore 12.00 e dalle ore 16.00 alle ore 19.00. Ricordati che parenti, amici ed associazioni per farti visita devono chiedere l'autorizzazione al Prefetto di Roma.

Per raggiungere il centro di Ponte Galeria:

  • in treno prendendo la linea FM1 fino alla stazione di Ponte Galeria e poi l'autobus in direzione Fiumicino;
  • in macchina percorrendo il Grande Raccordo Anulare, uscita Magliana, direzione Ponte Galeria, e proseguendo per la via Portuense, direzione Fiumicino, fino al km 10.400.

Fotografie del centro di permanenza di Ponte Galeria (2)

Foto 1
Foto n. 1: camminamento ubicato sul retro dei settori adibiti ad alloggio.

Foto 2
Foto n. 2: particolare della recinzione che delimita i settori.

Foto 3
Foto n. 3: persone nello spazio comune, in prossimità della recinzione che delimita un settore femminile. Sul retro si intravede la biblioteca.

Foto 4
Foto n. 4: un settore femminile.

Foto 5
Foto n. 5: lo spazio dei cortili. Sul fondo si intravede il cortile adiacente, appartenente ad altro settore, e il locale mensa situato nell'area comune.

Foto 6
Foto n. 6: l'attesa dietro le sbarre.

Foto 7
Foto 8
Foto n. 7 e n. 8: le 'attività' nei cortili.

Foto 9
Foto 10
Foto n. 9. e n. 10: la comunicazione attraverso le sbarre che delimitano i cortili dei settori.

Foto 11
Foto n. 11: l'attesa del proprio turno per recarsi nell'area comune.

Foto 12
Foto n. 12: il momento di uscire dal proprio settore per recarsi nell'area comune.


Ministero degli Affari Esteri

Accordo tra il governo della Repubblica italiana e il governo della Repubblica d'Albania sulla riammissione delle persone alla frontiera

Il Governo della Repubblica Italiana ed Il Governo della Repubblica d'Albania di seguito denominate "Parti Contraenti" animati dal desiderio di ampliare la cooperazione tra le due Parti Contraenti e di assicurare una migliore applicazione della normativa riguardante la circolazione delle persone, nel rispetto dei diritti e delle garanzie previste dalla normativa vigente; al fine di facilitare la riammissione delle persone che si trovano in situazione irregolare, operando in uno spirito di collaborazione e sulla base della reciprocità; preoccupati di combattere l'immigrazione illegale, attraverso in accordo inteso a consolidare, anche nei suoi termini operativi, la collaborazione già in atto tra le competenti autorità dei due Paesi; animati dall'intenzione di confermare lo spirito di tolleranza e di solidarietà, anche, nell'accoglienza, che ha sempre ispirato l'azione delle rispettive autorità preposte ai controllo dei movimenti delle persone tra i due paesi; Richiamandosi al rispetto delle Convenzioni internazionali in materia di protezione dei diritti dell'uomo ed in particolare di quelli del lavoratore migrante; hanno convenuto quanto segue:

I - RIAMMISSIONE DEI CITTADINI DEGLI STATI CONTRAENTI

Articolo 1

1. Nel rispetto delle legislazioni nazionali e sulla base di quanto, previsto dal presente Accordo e dall'annesso Protocollo, ciascuna Parte Contraente ammette nel proprio territorio, a richiesta dell'altra Parte Contraente, tutte le persone che non soddisfano o non soddisfano più le condizioni di ingresso o di soggiorno applicabili nel territorio della Parte Contraente richiedente qualora sia accertato o presunto che detta persona sia cittadino della Parte Contraente richiesta. 2. I documenti presi in considerazione per l'accertamento della cittadinanza sono:Il certificato di cittadinanza, gli atti di naturalizzazione, il passaporto, la carte d'identità, il libretto di navigazione marittima, anche se detti documenti sono scaduti. In mancanza di tali documenti, e qualora la cittadinanza dello Stato sia presunta, la riammissione viene regolata tra i Ministeri dell'Interno dei due Stati Contraenti.3. La Parte Contraente richiedente riammette alle stesse condizioni la persona presa in carico allontanata dal proprio territorio in conformità al paragrafo 1 su richiesta dell'altra Parte Contraente, se controlli successivi dimostrino che questa non possedeva la cittadinanza della Parte Contraente richiesta al momento della sua uscita del territorio della Parte Contraente richiedente.

II -RIAMMISSIONE DI CITTADINI DI STATI TERZI

Articolo 2

1. Ciascuna Parte Contraente ammette sul proprio territorio, a richiesta dell'altra Parte Contraente i cittadini di uno Stato terzo che non soddisfano o non soddisfano più le condizioni d'ingresso o di soggiorno applicabili sul territorio della Parte Contraente richiedente qualora venga accertato che tali cittadini sono entrati nel territorio di detta parte dopo aver soggiornato o dopo essere transitati attraverso il territorio della Parte Contraente richiesta.

Articolo 3

1. La richiesta prevista dall'articolo 2 non si applica per:

  1. i cittadini di Stati terzi che hanno una frontiera comune con una delle Parti Contraenti.
  2. i cittadini di Stati terzi, ai quali, dopo la partenza dal territorio della Parte Contraente richiesta o dopo l'ingresso sul territorio della Parte Contraente richiedente, è stato rilasciato da quest'ultima Parte Contraente un titolo dl soggiorno di durata superiore ai 3 mesi.
  3. i cittadini degli Stati terzi che soggiornano regolarmente da più di 6 mesi sul territorio Parte Contraente richiedente.
  4. i cittadini degli Stati terzi ai quali la Parte Contraente richiedente ha riconosciuto sia lo status di rifugiato in applicazione della Convenzione di Ginevra del 28 luglio 1951 relativa allo statuto di rifugiato, così come emendata dal Protocollo di New York del 31 gennaio 1967, ovvero lo Status di apolide in applicazione della Convenzione di New York del 28 settembre 1954 relativa allo status degli apolidi.
  5. i cittadini degli Stati terzi che sono stati espulsi per motivi d'ordine pubblico o di sicurezza nazionale dalla Parte Contraente richiesta verso il loro Paese d'origine o verso uno Stato terzo.

Articolo 4

La Parte Contraente richiedente riammette sul proprio territorio i cittadini degli Stati. terzi che, a seguito di accertamenti svolti posteriormente alla ammissione da parte della Parte Contraente richiesta, non soddisfano le condizioni fissate all'articolo 2 al momento dell'uscita dal territorio della Parte Contraente richiedente.

III - PROCEDURA DI RIAMMISSIONE DEI CITTADINI DEGLI STATI CONTRAENTI

Articolo 5

Le procedure per l'esecuzione dei precedenti articoli 1, 2 e 3 sono definite sulla base dell'annesso Protocollo il presente Accordo. Articolo 6 Sono a carico della Parte Contraente richiedente le spese di trasporto fino alla frontiera della Parte Contraente richiesta delle persone di cui è stata disposta la riammissione.

IV - AMMISSIONE IN TRANSITO DI CITTADINI DI STATI TERZI

Articolo 7

1. Ciascuna delle Parti Contraenti autorizza, su richiesta dell'altra Parte Contraente, l'ingresso o il transito sul proprio territorio dei cittadini di Stati terzi che sono sottoposti ad un provvedimento di allontanamento adottato dalla Parte Contraente richiedente. il transito può effettuarsi per via terrestre o aerea.

2. La Parte Contraente richiedente è responsabile del proseguimento del viaggio del cittadino di uno Stato Terzo verso il Paese di destinazione e riprende in carico la persona in questione se per qualsiasi ragione la misura di allontanamento non può essere eseguita.

3. La Parte Contraente richiedente garantisce alla Parte Contraente richiesta che il cittadino del Paese Terzo, del quale viene autorizzato il transito, è in possesso di un titolo di viaggio per il Paese di destinazione.

Articolo 8

La richiesta di autorizzazione al transito per allontanamento è trasmessa direttamente dalle Autorità della Parte Contraente Richiedente a quelle dell'altra Parte Contraente. I modi dell'applicazione del Capitolo IV verranno stabiliti nel Protocollo annesso al presente Accordo.

Articolo 9

Il transito per allontanamento può essere rifiutato: - se per il cittadino di un Paese Terzo, nel Paese di destinazione, sono presenti ed attuali rischi di persecuzione a causa delle propria razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un (certo) gruppo sociale o opinione politica.

Articolo 10

Le spese di trasporto fino alla frontiera dello Stato di destinazione, così come le spese per un eventuale ritorno, sono a carico della Parte Contraente richiedente.

V - DISPOSIZIONI GENERALI

Articolo 11

Le disposizioni del presente Accordo non pregiudicano gli obblighi delle Parti Contraenti di ammissione o di riammissione di cittadini stranieri, conseguenti all'applicazione di altri accordi internazionali.

Articolo 12

I Ministeri dell'interno della Repubblica Italiana e della Repubblica d'Albania stabiliranno l'elenco dei posti di frontiera attraverso i quali viene permessa la riammissione e l'entrata in transito degli stranieri. Essi stabiliranno inoltre l'elenco degli aeroporti che potranno essere utilizzati per il transito degli stranieri durante il loro viaggio verso i Paesi di destinazione.

Articolo 13

Le controversie che potranno sorgere dall'applicazione e dall'interpretazione del presente Accordo verranno risolte per via diplomatica.

Articolo 14

Le Parti Contraenti si consulteranno almeno una volta all'anno per esaminare lo stato di attuazione del presente Accordo e gli eventuali problemi che potrebbero insorgere al riguardo nonché per formulare proposte in merito.

Articolo 15

Le Parti Contraenti determineranno di comune intesa le modifiche da apportare al presente Accordo.

Articolo 16

Il presente Accordo, completo del Protocollo esecutivo tra i Ministeri degli Interni dei due paesi, come stabilito dall'articolo 5, entrerà in vigore il primo giorno del secondo mese successivo alla notifica dell'avvenuto espletamento delle procedure nazionali di approvazione. Fermo restando quanto disposto dalle legislazioni nazionali, le nuove procedure e modalità previste dal presente Accordo e dal Protocollo annesso, si applicheranno a partire dall'entrata in vigore del presente Accordo nei confronti dei cittadini degli Stati Contraenti che entreranno successivamente nei rispettivi territori. Il presente Accordo potrà essere denunciato, per via diplomatica, con un preavviso di novanta giorni. Fatto a Tirana, il diciotto novembre 1997, in due originali ciascuno nelle lingue italiana e albanese, entrambi i testi facenti ugualmente fede.


Ministero degli Affari Esteri

Accordo tra la Romania e la Repubblica Italiana relativo alla riammissione delle persone che si trovano in situazione irregolare

Il Governo della Romania ed il Governo della Repubblica Italiana, animati dal desiderio di ampliare la cooperazione tra le due parti contraenti e di assicurare una migliore applicazione della normativa riguardante la circolazione delle persone, nel rispetto dei diritti e delle garanzie previste dalla normativa vigenti; al fine di facilitare la riammissione delle persone che si trovano in situazione irregolare, operando in uno spirito di collaborazione e sulla base della reciprocità; preoccupati di combattere l'immigrazione illegale; hanno convenuto quanto segue:

CAPO I - RIAMMISSIONE DEI CITTADINI DELLE PARTI CONTRAENti

Articolo 1

1. Ciascuna parte contraente riammette sul territorio del proprio Stato, dietro richiesta dell'altra Parte contraente e senza espletare altre formalità, qualsiasi persona che non soddisfi i requisiti per l'ingresso o non soddisfi più i requisiti per il soggiorno sul territorio dello Stato della Parte contraente richiedente, se viene stabilito, o si presume, che la persona è cittadino della Parte contraente ricevente.

2. La parte contraente richiedente riammette, nelle stesse condizioni, la persona in parola, se in seguito a ulteriori accertamenti risulta che questa non aveva la cittadinanza dell'altra Parte contraente nel momento in cui ha lasciato il territorio dello Stato della Parte richiedente.

Articolo 2

1. Il possesso della cittadinanza della persona che è oggetto di riammissione viene comprovato in base ai seguenti documenti in corso di validità:- Carta d'identità; - Passaporto o qualunque altro documento di viaggio;- Certificato di stato civile o altro documento ufficiale da cui risulti la cittadinanza; - Certificato consolare di identità;- Libretto personale o qualunque altro documento rilasciato da autorità militari.

2. La cittadinanza viene ritenuta presunta in base ad uno dei seguenti documenti:- uno dei documenti menzionati al punto 1, se scaduto;- un atto rilasciato dalle autorità pubbliche della parte ricevente e che comprova l'identità della persona in questione (patente di guida, libretto per marittimi, ecc.) - Autorizzazione o permesso di soggiorno scaduti;- Fotocopie di uno dei documenti sopramenzionati;- Dichiarazioni dell'interessato, autenticate e ricevute dalle autorità amministrative o giudiziarie della parte richiedente;- Dichiarazioni: di testimoni di buona fede, contenute in un verbale.

3. Qualora la cittadinanza sia presunta, ma non vi siano. prove documentali quali quelle elencate al comma 2 dell'art. 2, questa potrà essere accertata mediante. l'intervento. delle autorità consolari della parte richiesta. Esse dovranno sentire l'interessato, entro tre giorni dalla data della richiesta, per quanto possibile, nel posto. dove egli si trova, oppure, se questo è impossibile, presso la più vicina rappresentanza diplomatico-consolare della parte richiesta. L'audizione è organizzata dalla Parte richiedente, di comune accordo con le autorità consolari in questione, quanto prima. Se ad udienza conclusa si stabilisce che la persona in parola ha la cittadinanza della Parte richiesta, l'autorità consolare rilascia subito un documento valido per il rimpatrio.

4. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche nei confronti di quelle persone che invochino l'esistenza di una domanda di rinuncia alla rispettiva cittadinanza, in merito alla quale non si sia pronunciata in via definitiva la rispettiva Autorità competente.

5. Nel caso in cui la cittadinanza viene presunta in base ai documenti elencati nei commi 2,3,4 del presente articolo, le Autorità consolari della parte ricevente rilasciano immediatamente un documento di rimpatrio che permetta il reingresso della persona in questione.

CAPO II - RIAMMISSIONE DI CITTADINI DI ALTRI STATI

Articolo 3

Le Parti contraenti si impegnano ad esaminare i problemi della riammissione dei cittadini di Paesi terzi sulla base delle modalità con le quali è, o sarà regolamentato, il regime degli stranieri nella propria legislazione, in vista di un'intesa bilaterale in materia.

Articolo 4

Le Parti contraenti si impegnano a riaccogliere, nelle condizioni previste dalla Convenzione di Chicago, i passeggeri arrivati via aerea dal territorio dell'altra Parte contraente il cui ingresso non. sia stato ammesso.

CAPO III - CONDIZIONI RELATIVE ALLA RIAMMISSIONE

Articolo 5

1. La Parte contraente richiedente riammette sul proprio territorio le persone che, dopo accertamenti posteriori alla riammissione effettuati dall'altra Parte contraente, non soddisfano le condizioni previste agli articoli 1, 2 e 3 al momento dell'uscita dal territorio della Parte contraente richiedente.

2. Le spese di allontanamento fino alla frontiera dello Stato di destinazione, nonché le spese per un'eventuale riammissione, sono a carico della Parte contraente richiedente.

CAPO IV - PROCEDURA DI RIAMMISSIONE

Articolo 6

1. Le domande di riammissione presentate in applicazione degli articoli 1, 2 e 3 sono definite tra i Ministeri dell'interno dei due Stati contraenti.

2. La domanda di riammissione dovrà specificare i dati relativi all'identità, ai documenti personali eventualmente in possesso del cittadino straniero, al suo soggiorno nel territorio dello Stato richiesto ed alle circostanze del suo ingresso irregolare nel territorio. dello Stato richiedente. Tali dati dovranno essere sufficientemente esaurienti in modo da soddisfare le richieste di ciascuna autorità.

3. Le decisioni di riammissione dovranno essere adottate nel più breve tempo possibile.

4. L'autorizzazione di riammissione ha una validità di tre mesi dalla data della sua notifica. Qualora l'interessato debba rimanere a disposizione dell'autorità giudiziaria dello Stato richiedente, i Ministeri dell'Interno stabiliranno di comune accordo una proroga di detto termine.

CAPO V - AMMISSIONE IN TRANSITO

Articolo 7

1. Ciascuna delle Parti contraenti, su richiesta dell'altra, autorizza il transito sul proprio territorio dei cittadini di Stati terzi che sono colpiti da un provvedimento di allontanamento adottato dalla Parte contraente richiedente.

2. La Parte contraente richiedente è responsabile del proseguimento del viaggio dello straniero verso il Paese di destinazione e riprende in carico tale straniero se, per qualsiasi ragione, la misura di allontanamento non può essere eseguita.

3. La Parte contraente richiedente garantisce alla Parte contraente richiesta che lo straniero, del quale viene autorizzato il transito, è in possesso di un titolo di viaggio per il Paese di destinazione.

Articolo 8

1. La Parte contraente che ha adottato la misura di allontanamento deve segnalare alla Parte contraente richiesta, ai fini del transito, se è. necessario prevedere un servizio di scorta della persona allontanata. La Parte contraente richiesta, ai fini del transito, può:- sia decidere di assicurare la scorta con proprio personale;- sia decidere di assicurare la scorta in collaborazione con la Parte contraente che ha adottato la misura di allontanamento.

2. Se la scorta avviene, in via del tutto eccezionale, per via terrestre, le Parti contraenti si concerteranno opportunamente sulla necessità e sulle modalità del servizio di scorta.

Articolo 9

1. La richiesta di transito per allontanamento viene comunicata direttamente tra le autorità competenti delle Parti contraenti.

2. In essa vengono menzionate le informazioni relativa all'identità e alla cittadinanza dello straniero, alla data del viaggio, all'ora ed al luogo di arrivò nel paese di transito e all'ora ed al luogo di partenza da quest'ultimo al paese di destinazione finale, così come, se del caso, le informazioni relative al personale che effettua la scorta.

Articolo 10

Il transito per allontanamento può essere rifiutato:- se per lo straniero sono presenti, ed attuali, nel paese di destinazione pericoli di persecuzione a causa della propria razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o di opinione politica.- se lo straniero corre il rischio di essere accusato o condannato da un tribunale penale del paese di destinazione per reati commessi anteriormente.

CAPO VI - DISPOSIZIONI GENERALI

Articolo 11

Le disposizioni del presente accordo non pregiudicano gli obblighi delle Parti contraenti di ammissione o di riammissione di cittadini stranieri, derivanti dall'applicazione di altri accordi internazionali. Esse non pregiudicano altresì l'attuazione delle disposizioni contenute negli accordi e nelle convenzioni internazionali nel campo dei diritti umani di cui le due Parti siano contraenti.

Articolo 12

1. I Ministri dell'Interno della Repubblica Italiana e della Romania stabiliranno l'elenco dei posti di frontiera attraverso i quali viene permessa la riammissione e l'entrata in transito degli stranieri.

2. Essi stabiliranno inoltre l'elenco degli aeroporti che potranno essere utilizzati per il transito degli stranieri durante il loro viaggio verso i paesi di destinazione.

Articolo 13

Le due Parti contraenti riconosceranno reciprocamente le condizioni più favorevoli che una delle due Parti contraenti abbia concluso o concluderà con altri Paesi in materia di riammissione di cittadini di Paesi terzi.

Articolo 14

Le controversie che potranno sorgere dall'applicazione e dall'interpretazione del presente accordo verranno risolte per via diplomatica.

Articolo 15

1. Il presente accordo entrerà in vigore il primo giorno del secondo mese successivo alla reciproca notifica dell'avvenuto espletamento delle procedure interne di approvazione o ratifica.

2. Il presente accordo potrà essere denunciato, per via diplomatica, con preavviso scritto di novanta giorni. Fatto a in duplice copia in lingua italiana e in lingua rumena, i due testi facenti ugualmente fede.


ANNO 1999
Situazione dall'1.1.99 al 31.12.1999
ANNO 2000
Situazione dall'1.1.2000 al 31.12.2000
ANNO 2001
Situazione dall'1.1.2001 al 31.12.2001
Stranieri effettivamente allontanati 72.392 66.057 75.448
di cui respinti alla frontiera 36.937 30.871 30.625
di cui respinti dai Questori 11.500 11.350 10.433
di cui espulsi con accompagnamento alla frontiera 12.036 15.002 21.266
di cui espulsi su conforme provvedimento dell'A.G. 520 396 373
di cui riammessi nei Paesi di provenienza 11.399 8.438 12.751
Stranieri intimati 40.489 64.734 58.171
Totale stranieri effettivamente allontanati o intimati 112.881 130.791 133.619
Stranieri sbarcati 49.999 26.817 20.143
di cui in Puglia 46.481 18.990 8.546
di cui in Sicilia 1.973 2.782 5.504
di cui in Calabria 1.545 5.045 6.093

Note

1. Schema di provvedimento di trattenimento presso il centro di permanenza temporanea dello straniero già colpito da provvedimento di espulsione temporaneamente non suscettibile di esecuzione ai sensi del D.Lgs. 286/98.

2. Fotografie tratte dal sito Linea Web Graffiti 2000 S.p.A..