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Scheda pratica sulla cittadinanza italiana

La "cittadinanza", nella sua accezione giuridica, rimanda allo status di chi appartiene ad un determinato Stato, nel senso che partecipa della vita pubblica di quella specifica comunità territoriale, politica e sociale. La "cittadinanza" si estrinseca nell'insieme dei diritti e doveri che l'ordinamento giuridico riconosce al civis, il cittadino, e che danno origine ai relativi obblighi in qualità di appartenenti alla comunità statuale. La nozione giuridica di "cittadinanza" definisce in negativo lo "straniero", inteso come il contrario del civis.

L'attribuzione della cittadinanza italiana

In Italia la normativa che disciplina l'attribuzione della cittadinanza si basa principalmente sullo ius sanguinis (diritto di sangue), in base al quale si ha una specifica cittadinanza per trasmissione diretta della stessa da parte di madre e/o padre. L'acquisto per ius soli (diritto del luogo), in base al quale è cittadino colui che nasce nel territorio di uno specifico Stato, è invece relegato ad ipotesi marginali.

La legislazione italiana peraltro consente la doppia o tripla cittadinanza (salva ovviamente la verifica, da parte dell'interessato, che l'ordinamento dello Stato d'origine lo permetta e non richieda piuttosto la rinuncia alla cittadinanza di origine).

Ipotesi di acquisto automatico:

  1. per nascita, se almeno uno dei genitori è cittadino italiano;
  2. per nascita nel territorio dello Stato italiano, se entrambi i genitori sono ignoti o apolidi, ovvero se il figlio non segue la cittadinanza dei genitori secondo la legge dello Stato al quale questi appartengono (ad es. Cuba);
  3. per riconoscimento o dichiarazione giudiziale di filiazione durante la minore età del figlio (se ciò avviene a maggiore età raggiunta, il figlio conserva il proprio stato di cittadinanza, ma entro un anno dal riconoscimento/dichiarazione giudiziale può eleggere la cittadinanza determinata dalla filiazione);
  4. per adozione, quando un minore straniero viene adottato da un cittadino italiano (con la trascrizione del provvedimento straniero di adozione nei registri dello stato civile).
  5. I figli minori di chi acquista a qualsiasi titolo la cittadinanza italiana (purché sussista la potestà genitoriale) divengono automaticamente cittadini italiani se conviventi con il genitore, salva la possibilità di rinunciarvi al raggiungimento della maggiore età, se in possesso di altra cittadinanza.

Ipotesi di acquisto per concessione (mediante decreto del Presidente della Repubblica):

  1. La cittadinanza, ai sensi dell'articolo 9 comma 1 della legge 5 febbraio 1992 n. 91, e successive modifiche e integrazioni, può essere concessa:
    • Allo straniero del quale il padre o la madre o uno degli ascendenti in linea retta di secondo grado sono stati cittadini per nascita o che è nato nel territorio della Repubblica e, in entrambi i casi, vi risiede legalmente da almeno tre anni (art. 9, c. 1 lett. a)
    • Allo straniero maggiorenne adottato da cittadino italiano che risiede legalmente nel territorio italiano da almeno cinque anni successivamente all'adozione (art. 9, c. 1, lett. b)
    • Allo straniero che ha prestato servizio, anche all'estero, per almeno cinque anni alle dipendenze dello Stato italiano (art. 9 c. 1, lett. c)
    • Al cittadino di uno Stato U.E. se risiede legalmente da almeno quattro anni nel territorio italiano (art. 9 c. 1, lett. d)
    • All'apolide e al rifugiato che risiede legalmente da almeno cinque anni nel territorio italiano (art. 9 c. 1, lett. e) combinato disposto art. 16 c. 2). Ai sensi dell'articolo 16, lo straniero riconosciuto rifugiato dallo Stato italiano è equiparato all'apolide ai fini della concessione della cittadinanza.
    • Allo straniero che risiede legalmente da almeno 10 anni nel territorio italiano (art.9 c.1, lett.f)
  2. Ai sensi dell'art. 9, comma 2, della legge 5 febbraio 1992 n. 91, la cittadinanza può essere concessa "allo straniero quando questi abbia reso eminenti servizi all'Italia, ovvero quando ricorra un eccezionale interesse dello Stato." In questo caso peraltro è il Ministero dell'Interno che propone la concessione (decreto del Presidente della Repubblica, sentito il consiglio di stato previa deliberazione del Consiglio dei Ministri).
  3. Il coniuge di cittadino italiano può acquistare la cittadinanza, ai sensi dell'articolo 5 della legge 5 febbraio 1992 n. 91, dopo 2 anni di residenza legale e convivenza successivi al matrimonio, oppure dopo 3 anni nel caso di residenza all'estero. Tali termini sono ridotti della metà in presenza di figli nati o adottati dai coniugi. Il ministero ha chiarito che in caso di richiesta da parte del coniuge di cittadino italiano per naturalizzazione, i termini decorrono dalla concessione della cittadinanza al coniuge (v. Circolare 14423 del 2 novembre 2009). Il vincolo matrimoniale deve essere esistente al momento del riconoscimento della cittadinanza, pena il rigetto della domanda.

Vale la pena notare che la legge usa l'espressione "può essere concessa" nei casi di cui all'art. 9 mentre usa "può acquistare" riferito al coniuge di cittadino italiano per sottolineare il differente grado di discrezionalità nei primi due casi rispetto a quello di concessione per matrimonio.

Ipotesi principali di acquisto "volontario"

  1. per discendenza, da parte dello straniero o apolide con padre, madre o ascendente in linea retta di secondo grado cittadini italiani per nascita, se ricorrono i requisiti previsti dall'art. 4, comma 1, L. 91/1992, ovvero:
    1. se l'interessato presta effettivo servizio militare per lo Stato italiano e dichiara preventivamente di voler acquisire la cittadinanza italiana;
    2. se assume pubblico impiego alle dipendenze dello Stato, anche all'estero, e dichiara di voler acquistare la cittadinanza italiana;
    3. se, al raggiungimento della maggiore età, risiede legalmente da almeno due anni nel territorio della Repubblica e dichiara, entro un anno dal raggiungimento, di voler acquistare la cittadinanza italiana;
  2. per nascita in Italia (art. 4, c. 2), da parte dello straniero che vi abbia risieduto legalmente senza interruzione fino alla maggiore età, se entro e non oltre il compimento del diciannovesimo anno dichiara di voler acquistare la cittadinanza italiana. La residenza legale ininterrotta normalmente è provata sulla base dell'iscrizione anagrafica, ma con apposita circolare il Ministero dell'Interno ha precisato che eventuali brevi interruzioni dell'iscrizione non possono comportare, di per sé, il rigetto della domanda, purché sia dimostrata la presenza effettiva dalla nascita sul territorio dello Stato attraverso la presentazione di idonea documentazione (ad esempio, certificati medici o scolastici). La dichiarazione di volontà deve essere resa all'Ufficiale di Stato Civile.

Differenze tra le principali ipotesi d'acquisto della cittadinanza italiana

Nella "naturalizzazione", cioè nell'acquisto per residenza, non si configura un diritto soggettivo a diventare cittadino italiano. Il termine usato dalla legge è, infatti, "concessione", poiché rileva il preminente interesse dello Stato ad includere o meno un nuovo membro alla propria comunità nazionale. Il potere esercitato dall'amministrazione in relazione a queste istanze è, dunque, altamente discrezionale ed è rivolto all'accertamento dell'interesse pubblico generale, della disponibilità, da parte dell'interessato, di mezzi idonei a garantire la sua autosufficienza economica e la capacità di soddisfare gli obblighi di solidarietà familiari.

Riguardo all'indipendenza economica, il parametro assunto per ogni singolo individuo è quello fissato per l'esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria (stabilito con decreto legge 382 del 25 Novembre 1989 convertito nella legge n. 8 del 1990), che dovrà essere al lordo non inferiore a 8.263,31 euro per il richiedente che non abbia familiari a carico, 11.362,05 euro se invece vi è il coniuge a carico, aumentato di 516,5 euro per ogni figlio o altro familiare a carico. I redditi dichiarati saranno oggetto di verifica ("attualizzazione") al momento di perfezionamento dell'iter come espressamente afferma la Circ. Min. Int. K.60.1 del 5 gennaio 2007. Se, infatti, il reddito considerato non fosse sufficiente al momento della richiesta, ma lo fosse intercorsi gli anni di durata della procedura, si terrà conto del miglioramento economico.

Con la stessa circolare il Ministero ha chiarito inoltre che il richiedente, pur sprovvisto di reddito proprio, potrà presentare l'istanza allegando le dichiarazioni dei redditi del familiare di cui si è fiscalmente a carico (il figlio nei confronti del genitore, il coniuge nei confronti dell'altro coniuge, ecc.). Sul punto è intervenuto anche il Consiglio di Stato con la Decisione del 2 marzo 2009 n. 1175 affermando che qualora la singola persona non riuscisse autonomamente a raggiungere il reddito richiesto nella valutazione dei requisiti reddittuali ai fini del riconoscimento della cittadinanza italiana per naturalizzazione occorre considerare il reddito prodotto dall'intero nucleo familiare e non solo quello dell'istante.

Peraltro il reddito prodotto dal richiedente è sicuramente autocertificabile mentre per quanto riguarda la dimostrazione del reddito prodotto dai familiari è necessario presentare la copia autentica. In questo caso si consiglia l'utilizzo di una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà in modo da utilizzare una unica marca da 14,62 invece che 1 marca ogni 4 pagine fotocopiate.

Il regolamento di attuazione indica in 730 giorni, cioè in due anni, il termine massimo per la definizione della procedura (prima del d. nella pratica, gli attuali tempi di attesa sono compresi fra i 3 anni e i 3 anni e 8 mesi). È in ogni caso facoltà dell'istante ricorrere al TAR del Lazio per far valere le proprie ragioni al fine di ottenere una risposta da parte della Pubblica Amministrazione e superare così l'inerzia di quest'ultima. Infatti per un recente orientamento giurisprudenziale l'Amministrazione è chiamata a rispondere sulla domanda di concessione della cittadinanza italiana entro il termine di 730 giorni (Tar Lazio sentenza n. 33280 dell'8 novembre 2010, ma anche sentenza n. 730 del 25 gennaio 2011). Secondo le citate pronunce il ritardo nella conclusione del procedimento concessorio in questione costituisce un comportamento inerte ingiustificato, contrastante con il generale principio di correttezza nei rapporti tra Pubblica Amministrazione e cittadino. Il provvedimento del Tar impone, quindi, all'Amministrazione di esprimersi sull'interesse del cittadino con un provvedimento conclusivo, non entra, tuttavia, nel merito della richiesta che deve essere valutata dalla Pubblica Amministrazione stessa.

La domanda potrà essere rigettata:

  • per motivi inerenti la sicurezza della Repubblica
  • per mancanza del periodo di residenza legale
  • per insufficienza dei redditi del nucleo familiare
  • per presenza di precedenti penali
  • per insufficiente livello di integrazione e scarsa conoscenza della lingua italiana.

Nell'acquisto della cittadinanza per matrimonio, invece, si configura in capo al richiedente un vero e proprio diritto soggettivo (Sentenza 4801 del 27 maggio 2011 Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio), condizionato unicamente dalla eventuale presenza di condanne per delitti particolarmente gravi o dalla sussistenza di comprovati motivi inerenti la sicurezza dello Stato (giudizio di pericolosità nel caso specifico). Solo in questa ipotesi di acquisto della cittadinanza, l'emanazione del decreto di rigetto è preclusa quando, dalla data di presentazione della domanda completa della prescritta documentazione, sia decorso il termine 730 giorni, due anni. In questo caso trattandosi di diritto soggettivo il richiedente potrà, decorso il termine di legge, rivolgersi al Tribunale Civile territorialmente competente per residenza, allo scopo di ottenere una sentenza che accerti la cittadinanza e produca, quindi, gli stessi effetti del provvedimento non emanato nel termine suddetto dalla P.A.

La domanda potrà essere rigettata solo:

  • per motivi inerenti la sicurezza della Repubblica;
  • per condanna definitiva del richiedente, pronunciata in Italia o all'estero, per reati di particolare gravità.

La procedura di accertamento della cittadinanza italiana, riguarda chi, nato all'estero da almeno un genitore cittadino italiano, necessita solo della verifica relativa al possesso della cittadinanza italiana, acquistata automaticamente alla nascita, ma non riconosciuta per la mancata trascrizione nei registri dello Stato Civile in Italia. Il provvedimento di accertamento (attestazione di possesso della cittadinanza italiana) ha pertanto efficacia retroattiva.

La procedura può essere promossa attraverso l'Ambasciata italiana, in caso di residenza all'estero, o presso il Comune di effettiva dimora, se il richiedente si trova già in Italia. Un'apposita disposizione del Ministero dell'Interno ha precisato che i discendenti dei cittadini italiani per nascita in possesso di un valido permesso di soggiorno, indipendentemente dalla durata dello stesso o dal titolo per il quale è stato concesso, devono essere temporaneamente iscritti nei registri anagrafici del Comune nel quale intendono stabilire la propria residenza, proprio al fine d'inoltrare la domanda di accertamento dall'Italia. Il solo possesso di un visto turistico e di copia della dichiarazione di presenza (nel caso di accordi bilaterali che consentano l'ingresso in esenzione del visto) sono, dunque, sufficienti ai fini dell'iscrizione anagrafica (vedi Circ. Min. Int. N. 32 del 13 giugno 2007).

La durata della procedura di accertamento varia in base alla maggiore o minore difficoltà delle verifiche necessarie per il caso specifico.

Inoltro dell'istanza e documentazione da allegare alla stessa nelle diverse ipotesi

1) L'istanza per naturalizzazione e matrimonio (e nelle ipotesi di cui all'art. 4 comma 1 della L. 91/1992) deve essere presentata presso l'ufficio cittadinanza della Prefettura territorialmente competente in base alla residenza del richiedente. La Prefettura cura l'istruttoria della domanda e la inoltra al Ministero dell'Interno, previo rapporto informativo della Questura. Il Ministero, a sua volta, chiede il parere del Consiglio di Stato: se il parere è favorevole, il Ministero emana il decreto di concessione che deve essere firmato dal Presidente della Repubblica. Il decreto viene trasmesso alla Prefettura, per la notifica all'interessato tramite il Comune di residenza. Il cittadino straniero al quale è stata concessa la cittadinanza ha sei mesi di tempo dalla notifica del decreto per prestare giuramento presso il Comune di residenza.

Domanda di naturalizazzione (Modello B)

  • Estratto dell'atto di nascita, tradotto e legalizzato (o apostillato), completo di tutte le generalità.
  • Certificato penale del Paese di origine (e degli eventuali Paesi terzi di residenza), tradotto e legalizzato secondo le indicazioni contenute nel modello di cui sopra;
  • Titolo di soggiorno del richiedente;
  • Certificato storico di residenza di tutti i comuni nei quali la persona è stata residente, che copra il periodo previsto dalla legge:
    • per gli extracomunitari dieci anni;
    • per i comunitari quattro anni;
    • per apolidi o rifugiati politici cinque anni;
    • per i maggiorenni adottati da cittadini italiani, cinque anni successivi all'adozione;
  • Stato di famiglia attestante la composizione del nucleo familiare;
  • Certificati penali: certificato del casellario giudiziale (presso il competente ufficio del Tribunale) e certificato dei carichi pendenti (presso il competente ufficio della Procura della Repubblica c/o il Tribunale); dal 2009 tali certificati sono semplicemente autocertificabili sullo stesso modulo e non più esplicitamente richiesti;
  • Modelli fiscali (CUD, UNICO, 730) relativi ai redditi percepiti negli ultimi tre anni. Se il richiedente non raggiunge autonomamente il reddito minimo, si valuta la consistenza economica dell'intero nucleo familiare. Ricevuta di versamento del contributo di €200,00, da effettuarsi su conto corrente postale n.809020 intestato al Ministero dell'Interno-DLCI, causale Cittadinanza (facsimile bollettino);
  • Marca da bollo da €14,62 da apporre sull'istanza al momento della consegna.

Domanda per matrimonio con cittadino italiano (Modello A)

  • Estratto dell'atto di nascita, tradotto e legalizzato (o apostillato), completo di tutte le generalità.
  • Certificato penale del Paese di origine (e degli ulteriori Paesi di residenza), tradotto e legalizzato (o apostillato);
  • Titolo di soggiorno del richiedente;
  • Certificati penali: certificato del casellario giudiziale (presso il competente ufficio del Tribunale) e certificato dei carichi pendenti (presso il competente ufficio della Procura della Repubblica c/o il Tribunale); dal 2009 tali certificati sono semplicemente autocertificabili sullo stesso modulo e non più esplicitamente richiesti;
  • Certificato storico di residenza, attestante la residenza legale in Italia da almeno due anni dopo il matrimonio o, nel caso di residenza all'estero, la convivenza da almeno tre anni (i tempi si riducono alla metà in presenza di figli, anche adottati);
  • Atto integrale di matrimonio, tradotto e legalizzato se il matrimonio con cittadino italiano è stato celebrato all'estero;
  • Certificato di nazionalità italiana del coniuge;
  • Stato di famiglia attestante l'eventuale presenza di figli nati o adottati dai coniugi;
  • Ricevuta di versamento del contributo di € 200,00, da effettuarsi su conto corrente postale n.809020 intestato al Ministero dell'Interno-DLCI, causale Cittadinanza (facsimile bollettino);
  • Marca da bollo da € 14,62 da apporre sull'istanza al momento della consegna

2) La seguente documentazione si presenta all'Ufficio di Stato Civile del Comune di residenza.

Domanda per nascita in Italia e residenza legale ininterrotta, da presentare entro un anno dalla maggiore età:

  • Documento di identità in corso di validità;
  • Titolo di soggiorno del richiedente (in caso di periodi di interruzione nel titolo di soggiorno, il richiedente potrà presentare documentazione che attesti comunque la permanenza in Italia, ad esempio certificazione scolastica, medica e altro, vedi Circ. Min. Int. n. 22 del 7 novembre 2007);
  • Copia integrale dell'atto di nascita del richiedente;
  • Certificato storico di residenza (in caso d'iscrizione anagrafica tardiva del minore presso un Comune italiano, occorre presentare documentazione che attesti comunque la sua permanenza in Italia nel periodo antecedente tale iscrizione);
  • Ricevuta di versamento del contributo di € 200,00, da effettuarsi su conto corrente postale n.809020 intestato al Ministero dell'Interno-DLCI, causale Cittadinanza (facsimile bollettino);

Procedura per l'accertamento di cittadinanza per nascita da parte dei discendenti di cittadino italiano:

  • Estratto dell'atto di nascita dell'avo italiano emigrato all'estero, rilasciato dal Comune italiano di nascita;
  • Atti di nascita, tradotti e legalizzati, di tutti i discendenti in linea retta, compreso del richiedente;
  • Atto di matrimonio dell'avo italiano emigrato all'estero, tradotto e legalizzato se formato all'estero;
  • Atti di matrimonio dei suoi discendenti, in linea retta, compreso dei genitori del richiedente;
  • Certificato rilasciato dalle competenti autorità dello Stato estero di emigrazione, attestante che l'avo italiano non acquistò la cittadinanza dello stato estero di emigrazione anteriormente alla nascita dell'ascendente interessato;
  • Certificato attestante che né gli ascendenti in linea retta, né il richiedente hanno mai rinunciato alla cittadinanza italiana, rilasciato al funzionario dello Stato Civile dalla competente autorità consolare italiana.

Principali riferimenti normativi

Links utili per un maggiore approfondimento