Presentazione

Articolazione organizzativa

AdirMediazione, network di uffici per la mediazione dei conflitti creato e gestito da L'altro diritto, è operativo dal 2004 e presenta la seguente articolazione sul territorio toscano:

  • l'ufficio di mediazione penale presso il Giudice di Pace di Firenze e Pontassieve (FI)
  • l'ufficio di mediazione penale presso il Giudice di Pace di Prato
  • l'ufficio di mediazione penale presso il Giudice di Pace di Pisa
  • gli sportelli di mediazione sociale presso i cinque Quartieri del Comune di Firenze
  • lo sportello di mediazione sociale del Comune di Sesto Fiorentino (FI)
  • lo sportello di mediazione sociale del Comune di Calenzano (FI)
  • l'ufficio di mediazione penale minorile di Firenze (in collaborazione con Co&So)
  • l'ufficio di mediazione sanitaria presso l'AUSL 10 Firenze (sperimentale)

Gli operatori di AdirMediazione sono impegnati anche come conciliatori sanitari presso l'Azienda Universitaria Ospedaliera di Careggi (FI).

Tutti gli uffici sono stati istituiti attraverso convenzioni stipulate fra L'altro diritto e, rispettivamente, gli Uffici dei Giudici di Pace di Firenze, Prato e Pisa, l'Ufficio Città Sicura del Comune di Firenze, i Comuni di Sesto Fiorentino, Calenzano e Borgo a Mozzano, l'AUSL 10 Firenze. Si rammenta che tutti gli uffici godono della supervisione scientifica delle cattedre di Sociologia del diritto e Filosofia del diritto (Prof. Emilio Santoro), afferenti al Dipartimento di Teoria e Storia del Diritto dell'Università degli Sudi di Firenze.

Gli uffici attualmente operativi svolgono:

  1. l'attività di mediazione dei conflitti micro-sociali
  2. l'attività di informazione-orientamento

Al momento gli operatori di AdirMediazione sono: Caterina Devoto, Cristina Grifoni, Antonella Lamorgese, Giuseppe Maglione, Paola Sánchez Moreno, Francesca Verdiani, Ilaria Bernagozzi, Federica De Miglio.

Tutti gli operatori di AdirMediazione hanno conseguito una formazione specifica alle tecniche di mediazione dei conflitti e maturato sul campo un'esperienza pluriennale.

Nel 2011 gli operatori di AdirMediazione sono stati chiamati come docenti di "Strumenti operativi per la mediazione dei conflitti" dalla Scuola Interregionale di Polizia Locale.

Premesse dell'attività di mediazione

La mediazione dei conflitti è intesa come modalità di gestione stragiudiziale di conflitti microsociali, volta al raggiungimento di un accordo condiviso, duraturo e sostenibile per le parti.

Lo scopo della mediazione è giungere all'individuazione di forme di regolazione costruttive dei rapporti di opposizione interpersonali, che soddisfino tutti i soggetti confliggenti, seguendo una procedura che dia a ciascuno la possibilità di spiegare all'altro le sue ragioni, stimolando il riconoscimento reciproco e la definizione di assetti di convivenza sociale pacifici. Spesso questi conflitti trovano soluzioni, anche giudiziarie, che, invece di risolverli, li radicalizzano: gli interessati continuano a covare al loro interno rancore e/o frustrazione, in quanto la mera declaratoria di torti e ragioni (cui addiviene normalmente il Giudizio processuale), o la sanzione, spesso non risultano essere soluzioni idonee. Se il giudizio, o in generale interventi sul conflitto improntati alla coercitività , sembrano mirare a trarre le conclusioni della relazione intersoggettiva fallita, la mediazione aspira al contrario a salvaguardare la relazione, ricostruirla, rigenerarla. La mediazione, tende a far riprendere il dialogo fra le parti confliggenti, offrendo alle stesse l'occasione di comprendersi e di giungere ad un risultato nuovo, che vada oltre le posizioni precedenti, in cui la posizione finale è un 'guadagno' per entrambe, perché entrambe hanno contribuito a produrre una soluzione diversa, costruttiva, consensuale.

Gestione costruttiva del conflitto significa recupero delle virtualità positive dell'interazione conflittuale, valorizzazione di questa come di un elemento dinamizzante la relazione interpersonale, altrimenti destinata all'atrofia, ma significa anche attenzione ai risvolti deleteri del conflitto, alle sue criticità, alle sue potenzialità degenerative.

Ambito di applicazione della mediazione

Risultano mediabili conflitti condominiali e di vicinato, conflitti interetnici, lavorativi, scolastici, familiari, medico/paziente. Analizzando l'esperienza accumulata dagli uffici di mediazione, si osserva una prevalenza statistica di casi riguardanti conflitti di condominio o di vicinato, seguiti dai conflitti familiari. In generale si tratta di rapporti conflittuali (detti di seconda generazione) stimati apparentemente banali e inoffensivi dalle autorità pubbliche, e, di conseguenza, del tutto o in parte negletti dalle stesse, che finiscono tuttavia per accrescere il malessere cittadino, abbassare la qualità della vita sociale, rischiando di sfociare in situazioni di grave insicurezza (si pensi alle inciviltà urbane, ai microproblemi di convivenza multietnica che non recano pregiudizio all'ordine pubblico ecc).

Modello culturale di AdirMediazione

L'intervento di mediazione è configurabile, in un primo momento, come tentativo di riapertura e ri-orientamento di canali comunicativi tra soggetti in conflitto, spesso "ostruiti" da fattori contingenti; successivamente come operazione di dispersione dei fattori critici di escalation dei conflitti, ovverosia di inibizione dell'aumento parallelo dell'intensità e della violenza nei rapporti di opposizione interpersonale.

Oltre l'orizzonte dell'eliminazione/regressione dei fattori critici, l'intervento di mediazione vuole soprattutto essere tentativo di ricostruzione della relazione interpersonale deteriorata, previa individuazione dei fattori causali (materiali e/o simbolici) soggiacenti al conflitto, la loro rielaborazione e, infine, l'individuazione di una "soluzione" consensuale.

L'imperativo metodologico fondamentale è aderire alle specifiche esigenze delle parti (contingency theory): non è pensabile un modello di intervento rigido, monolitico, ritenuto efficace sempre e comunque, al quale "adattare" il conflitto, "disciplinandolo", per poi intervenire operativamente con gli strumenti a disposizione.

Bisogna invece modulare, a seconda del caso concreto, lo schema-base minimo di intervento di mediazione, che sintetizza più che altro una "filosofia" della mediazione (centralità parti, minima coercitività , agevolazione comunicazione, ricerca soluzione/trasformazione condivisa), permettendone l'aderenza dinamica (responsiveness) alle caratteristiche conflitto e all'esigenze, spesso irripetibili, dei partecipanti.

È in un certo senso il conflitto (e i confliggenti con le loro richieste specifiche) a "plasmare" dall'esterno la tipologia di intervento di mediazione, a suggerire agli operatori gli strumenti da utilizzare, e non viceversa.

Per questo, sono necessarie cognizioni e tecniche diverse, tratte dai diversi modelli culturali e metodi di mediazione (umanistico, Harvard, facilitativo, trasformativo), da "attivare" strumentalmente secondo le esigenze delle parti e del loro conflitto.

Lo schema di intervento dei mediatori, può essere allora direttivo o non direttivo (self-empowerment), maggiormente sensibile agli aspetti emotivo/relazionali oppure a quelli pratici, a seconda delle specificità del conflitto, analizzata in sede di colloquio preliminare esplorativo e successivamente in sede di studio di fattibilità.

Gli strumenti che il mediatore deve avere a disposizione, da attivare quando le circostanze dello specifico rapporto di opposizione interpersonale lo richiedano, debbono essere diversi. Lo strumento primario di intervento è normalmente, l'agevolazione della comunicazione tra le parti, volta alla facilitazione dei processi decisionali e alla costruzione del consenso, secondo regole procedurali prestabilite dai mediatori, in relazione alla specificità del conflitto e dei suoi attori, alla ricerca creativa di soluzioni sostenibili, condivise ed efficaci.

Il punto di partenza è, di solito, l'individuazione dei reali interessi incompatibili delle parti (issues), dai quali spesso originano dinamiche antagonistiche cariche affettivamente. Per la regolazione di tali interessi, si attingerà al complesso di tecniche della mediazione umanistica, ai più avanzati sistemi di conciliazione-negoziazione, nonché a strumenti conoscitivi e operativi di tipo socio-giuridico.

Contestualmente, vengono presi in considerazione gli aspetti del conflitto connaturati al vissuto di sofferenza dei confliggenti, più in generale al carattere emotivo-affettivo del conflitto, prevalentemente attraverso tecniche di ascolto empatico. Anche la considerazione di questi aspetti è finalizzata alla individuazione della soluzione concreta alla specifica opposizione conflittuale o, più in generale, alla definizione condivisa di un giusto mezzo di convivenza tra le parti.